Roma, 12 dic. (Adnkronos Salute) - "E' il massimo dell'arbitrarieta' e del mettersi a giocare a fare Dio: io creo l'embrione e io lo distruggo". Cosi' il direttore dell'Istituto di Bioetica dell'universita' Cattolica di Roma, Antonio Spagnolo, ai microfoni di Radio Vaticana sulla decisione del tribunale di Firenze di rinviare la legge 40 alla Corte Costituzionale sollevando la questione di costituzionalita' sull'irrevocabilita' del consenso della donna e sul divieto di utilizzo degli embrioni 'sovrannumerari', abbandonati o malati, ai fini della ricerca scientifica. "La stessa legge - spiega Spagnolo - prevede che il consenso possa essere revocato, fin quando non c'e' una situazione di irreversibilita', cioe' quando e' iniziato uno dei soggetti che la legge stessa tutela: l'embrione. Allora, irreversibilita' significa che io prima chiedo di poter iniziare un procedimento che porta all'inizio di una vita e dopo chiedo che questa stessa vita venga distrutta. Mi sembra che questo elemento sia difficilmente sostenibile come incostituzionale, perche' il concetto di uguaglianza di tutti di fronte alla legge indicherebbe che quando il soggetto ha iniziato la sua esistenza non possa essere ulteriormente danneggiato o distrutto". 8segue)