Roma, 16 dic. (Adnkronos) - Ricotta calda con pane raffermo, aragoste e capocollo. Combinazioni forse insolite ma che raccontano molto di quel mondo fatto di valori arcaici tipici del mondo contadino e di feticci del lusso su cui la 'ndrangheta costruisce la propria immagine. Non esiste certo un codice alimentare mafioso che preveda determinati cibi o ne proibisca altri, ma all'interno di quelle che sono le abitudini alimentari dei 'capibastone' emergono i due aspetti che caratterizzano le mafie oggi: il rispetto della tradizione (che si evince anche dalla sopravvivenza dei riti di affiliazione) e l'aspetto internazionale che le mafie sono riuscite a conquistare. Quello che pero' conta di piu' non e' tanto quello che si mangia ma l'aspetto conviviale. Cene e banchetti sono momenti fondamentali per stringere alleanze, studiare strategie. I matrimoni, cosi' come accadeva nelle famiglie nobiliari di un tempo, possono diventare occasioni consolidare rapporti tra clan, cosi' come i battesimi e le cresime forniscono l'occasione per creare parentele 'spirituali' che si trasformano a loro volta in nuovi patti, in nuove alleanze. Tutto a tavola. E' la tavola il vero foglio bianco su cui si scrivono i contratti delle mafie. A parlare di questi aspetti e a raccontarne i risvolti non solo antropologici ma anche storici e culinari e' Gianfranco Manfredi, giornalista esperto in eno-gastronomia, nel primo volume di 'Atlante delle mafie', edito da Rubbettino, in questi giorni in libreria. (segue)