(Adnkronos) - "In questi tempi di crisi le uniche aziende che sopravvivono sono quelle che vendono all'estero ma a noi questa possibilita' e' di fatto preclusa: in Italia -spiega Teardo- tutti gli oggetti che hanno piu' di 50 anni, opere d'arte o manufatti in genere, indipendentemente dal valore, dal Canaletto al ferro da stiro a carbonella, per essere esportati anche solo temporaneamente per una mostra devono essere visionasti e autorizzati, con largo anticipo, dalla sovrintendenza competente. Questo in base a una legge che nella sua sostanza risale al 1913 e che, di fatto, ha anche l'effetto paradossale di spingere ad adottare comportamenti illeciti". "Questo rende complesso partecipare alle mostre mercato all'estero e limita fortemente persino le vendite ai turisti: difficile convincere un turista ad acquistare oggi e ad attendere poi settimane per ricevere a casa, con tutti gli incerti della spedizione, quanto acquistato, se l'autorizzazione arriva. Chi compra quasi sempre vuole il possesso immediato di quanto acquista", prosegue Teardo che fra i suoi associati ha registarto "numerose lamentele proprio su questo fronte, in particolare dalle citta' con un forte flusso di turismo legato all'arte, come Roma, Firenze, Venezia". "Abbiamo leggi che non ci favoriscono rispetto agli altri operatori europei. Solo in Spagna e Grecia vigono sostanzialmente le stesse regole che abbiamo noi: in Ighilterra, ad esempio il limite all'eportabilita' senza autorizzazione sale da 50 a 100 anni. Quel limite, insieme al non fare differenze fra opere d'arte e semplici manufatti, ci impedisce di entrare in Europa. E poi la nostra funzione non e' minimamente apprezzata ne' riconosciuta: sono anni e anni che riportiamo in Italia cio' che e' stato venduto, predato, esportato nei secoli, lo restauriamo gli diamo una provenienza certa, lo valorizziamo". (segue)