CATEGORIE

Teocrazia, alle origini della parola c'è il greco "theokratia"

Alla lettera "governo divino". E tutti i dizionari italiani risalgono al massimo al 1.700 per l'anno di prima attestazione
di Massimo Arcangeli domenica 11 gennaio 2026

2' di lettura

Alla base di teocrazia c’è il greco theokratía, composto da theós (‘dio’) e da un derivato di kratós (‘potere’, ‘dominio’, ‘comando’). La parola, alla lettera, significa dunque ‘governo divino’. Tutti i dizionari italiani, anche i più accreditati, risalgono al massimo al 1700 per l’anno di prima attestazione di teocrazia.

La voce è in realtà già documentata nel 1683, qualche anno dopo il francese théocratie (1679), in un testo religioso pubblicato senza indicazione della città di edizione: «che si può concepir di più ammirabile di quel che la Teocrazia Mosaica aveva stabilito, ove il tutto si faceva col Conseglio di Dio, tutt’il Popolo rendeva conto a Dio di tutto ciò che faceva, diceva, e pensava?» (Li veri e sicuri modi politici e morali per la conversione di tutti gl’eretici con gli avvisi ed espedienti salutari per la riforma della Chiesa, divisi in due parti, p. 509). Antonio Genovesi (1713-1769) avrebbe spiegato così la differenza fra una teocrazia assolutistica e una teocrazia popolare: «o si dichiara Dio essere il supremo re della repubblica, ed il sommo Pontefice il suo primo ministro; ed è una specie di monarchia sacerdotale. Tal fu la divina teocrazia ebrea, e nel principio dell’imperio Maomettano il dispotismo di Maometto. O il popolo ritiene il suo diritto indipendente, esercitandolo però a nome della Divinità, come fecero gli Ateniesi dopo la morte di Codro: ed il governo è da dirsi popolare» (Della diceosina o sia della filosofia del giusto e dell’onesto, 1766).

Dalla prospettiva del filosofo ed economista campano la prima è dunque una forma di governo in cui chi esercita il potere in nome di Dio è un sovrano assoluto, nella seconda detiene invece quel potere un’intera popolazione. Nell’Ottocento Vincenzo Gioberti, nella Teorica del sovranaturale (1838), avrebbe distinto la teocrazia dalla clerocrazia: «Chiamo clerocrazia, e non teocrazia, giusta l’uso moderno, il governo politico dei preti, perché il secondo vocabolo esprime il governo politico di Dio, il quale mi pare assai diverso dall’altro, e non ebbe luogo, che io mi sappia, se non presso gli Ebrei, in un’epoca determinata della loro storia».

tag
teocrazia

Ti potrebbero interessare

Gustaw Herling, dal gulag a Napoli fino alla profezia sull’Ucraina

Nel 1951 uscì a Londra Un mondo a parte. Era N un libro di memorie del gulag, lucido e spietato nel raccontare l&...
Corrado Ocone

Politica, letteratura, cinema: l'Italia vista dai campi da calcio

Franco Battiato diceva, in un suo brano, «lo sai che più s’invecchia, più affiorano ricordi lo...
Francesco Mattana

Le feste finiscono, le luci si spengono: resta la spiritualità

Feste finite, luci spente, rumore sparito. E i problemi? Restano tutti. Intatti. La filastrocca “L’Epifania ...
Steno Sari

I dubbi di Amleto, i crucci di Bovary: cosa perdiamo se a rispondere è solo l'IA?

Ci sono almeno due tipi di lettori: quelli che davanti a un albero genealogico si illuminano, pregustando intrecci in st...
Francesco Musolino