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L'attimo afferrato in uno scatto che rende la natura opera d'arte

In mostra le foto della 61esima edizione della rassegna organizzata dal Museo di storia naturale di Londra: 60mila immagini di selvaggia e inattesa bellezza
di Maurizio Zottarelli giovedì 19 marzo 2026

3' di lettura

A prima vista sembra un’immagine tratta da Il re leone, o da L’Era glaciale: la leonessa è in cima a una roccia e osserva, contrariata, l’intruso, un cobra incerto se attaccare o defilarsi. La coda del felino è ritta e ondeggia, come un secondo serpente pronto allo scatto. Il duello sta per iniziare. I due contendenti si studiano e preparano la mossa fatale in un’attesa che vibra nei muscoli e nelle fibre. Non sappiamo come sia finita. La fotografia, con la sua magia, ci porta fino alle soglie di un istante rubato alla vita e alla morte e congelato in una sorta di eternità. Cambio scena. Due aerei in volo radente, come caccia da guerra. Questi però hanno piume e becco. Uno è coloratissimo, ordigno di geometrica potenza e bellezza, insegue l’altro, più piccolo e con una sobria livrea marrone, eppure determinato a non mollare un centimetro al micidiale nemico. Una immagine futuristica che pulsa di velocità, ferocia, paura e speranza, del fascino della natura selvaggia, in bilico tra morte e sopravvivenza, scomparsa e sopraffazione, forza e sottomissione, bellezza e consunzione. Tutto questo raccontano le fotografie della mostra Wildlife Photographer of the Year, ideata e prodotta dal Museo di Storia Naturale di Londra, che da dopodomani (sabato 21 marzo) al 12 luglio sarà aperta al Forte di Bard, monumentale rocca fortificata sulla Dora Baltea, in Valle d’Aosta.

Quella di quest’anno è la sessantunesima edizione, ma gli oltre 60mila scatti in gara realizzati da fotografi di ogni livello, professionisti di lungo corso o raffinati amatori provenienti da 113 Paesi, in fondo mostrano tutti la medesima ambizione: fissare l’istante estremo in cui l’esistenza si mostra con il suo volto al naturale, senza filtri. Istanti afferrati di soppiatto, oppure accolti come un dono improvviso spesso al termine di un lavoro lungo e incerto. A vincere questa edizione del Wildlife Photographer of the Year, per esempio, è il sudafricano Wim van den Heever con Ghost town visitor, “Visitatore della città fantasma”, uno scatto che ritrae una iena bruna tra i resti scheletrici di una città mineraria di diamanti abbandonati a Kolmanskop, in Namibia. L’autore ha dovuto piazzare foto-trappole per circa un decennio prima di riuscire a cogliere la sua star a quattro zampe.

Il titolo di Young Wildlife Photographer of the Year 2025 è stato, invece, vinto da Andrea Dominizi, primo italiano in assoluto a ottenere il prestigioso premio per fotografi naturalisti fino a 17 anni: il suo scatto, After the Destruction, “Dopo la distruzione”, racconta l’eterno conflitto tra uomo e natura, attraverso le stranite antenne di un coleottero che osserva una ruspa disboscare un’area sui Monti Lepini, nell’Italia Centrale, dove il Signore dei coleotteri lo aveva destinato. Per restare tra gli italiani, il sudtirolese Philipp Egger ha primeggiato nella categoria “Ritratti di animali” con la foto di un gufo reale delle montagne di Naturno (Bolzano) mentre tra i finalisti con menzione d’onore troviamo Fortunato Gatto (“Il cigno congelato”, categoria Arte e Natura), Roberto Marchegiani (“La calma dopo la tempesta” e “Terre d’ombra”, categoria Animali nel loro ambiente) e Gabriella Comi con “Sveglia” (categoria Comportamento: mammiferi), lo scatto del leone e del cobra. Anche se non è dato sapere chi dei due, quella mattina, abbia svegliato l’altro. Di certo, l’intera galleria di immagini è un inaspettato risveglio al cospetto della bellezza, la diversità e la complessità del regno animale del quale, non sempre con onore, pure noi facciamo parte.

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