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L'abuso simbolico della fede piegata a usi strumentali

Un cortocircuito etico si manifesta ogni volta che Dio viene invocato per benedire una strategia militare, una decisione geopolitica o - peggio - un conflitto armato
di Steno Sari lunedì 13 aprile 2026

2' di lettura

C’è qualcosa che stona profondamente: un vero e proprio cortocircuito etico. Si manifesta ogni volta che Dio viene invocato per benedire una strategia militare, una decisione geopolitica o - peggio - un conflitto armato. Negli ultimi tempi, infatti, si è consolidata un’alleanza sempre più esplicita tra una parte dell’establishment politico statunitense e settori dell’evangelicalismo fondamentalista: un’intesa che non si limita al sostegno elettorale, ma si nutre di un linguaggio religioso identitario, capace di trasformare scelte politiche in missioni quasi divine. In una prospettiva sociologica, questo processo mostra come il sacro possa essere mobilitato per costruire identità collettive e rafforzare legittimazioni di tipo nazionalistico.

IDENTITÀ CONTRAPPOSTE
Non si tratta di un’eccezione. Dinamiche simili sono emerse più volte nel corso della storia, sia in ambito cattolico che protestante e, recentemente, come si è visto anche nel conflitto in Ucraina, dove riferimenti religiosi ortodossi sono stati utilizzati – da più parti – per rafforzare il senso di legittimità, consolidare identità contrapposte e conferire alla guerra un’aura di sacralità. Cambiano le bandiere, ma il meccanismo resta lo stesso: il sacro – anche nel mondo musulmano – viene chiamato a certificare ciò che è, in realtà, profondamente umano. Il nodo critico emerge quando la fede viene piegata a fini strumentali: versetti biblici o coranici estratti dal loro contesto per sostenere una linea politica, simboli religiosi trasformati in strumenti di consenso, Dio ridotto ad alleato di parte.

I Vangeli delineano invece Gesù Cristo come una figura che rifiuta la violenza, invita ad amare i nemici e disinnesca la logica della forza. Eppure, oggi, questo stesso nome viene associato a operazioni militari e strategie di potenza. Si può davvero richiamare il Cristo del perdono per giustificare bombardamenti o escalation militari?

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LOGICHE DOMINANTI
La Bibbia contiene un monito chiaro contro l’uso improprio del sacro. Invocare Dio a sostegno di interessi umani o logiche di dominio non è solo una forzatura teologica: è una forma di abuso simbolico che finisce per svuotare la fede del suo significato più autentico. La fede autentica non si allinea alle logiche dominanti: le interroga. Non giustifica la violenza: la smaschera. Non benedice la guerra: richiama, con forza, il valore della vita e della pace.

La questione, allora, non è stabilire chi abbia “Dio dalla propria parte”, ma riconoscere che Dio non si lascia arruolare. Sono gli uomini, piuttosto, che troppo spesso cercano di arruolarlo per legittimare se stessi. Resta, infine, una domanda inevitabile: che cosa dice di noi l’uso che facciamo di Dio? Non sarà il divino a legittimare le nostre scelte; saremo noi a dover rispondere del modo in cui lo abbiamo invocato. È qui che si misura tutto: il Dio invocato come alleato è, in realtà, il primo a contestare le nostre giustificazioni.

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