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L'incurabile ideologia che mostrifica gli ebrei

"Mostri", l'esposizione in provincia di Taranto che ci riporta dritti dritti alla fine degli anni Trenta: il nemico ha sempre la stella di Davide
di Giovanni Sallusti martedì 5 maggio 2026

3' di lettura

L’abisso ideologico della contemporaneità, gratta gratta, consiste in un paradosso spazio-temporale. Quello per cui più si avanza nell’applicazione del Vangelo wokista dei Buoni, più si ripiomba indietro, in tempi dannati e feroci. Per la precisione, alla fine degli anni Trenta. Non è più una suggestione polemica, è una coincidenza linguistica, fattuale, iconografica. Soprattutto, quel che viene a coincidere è il nemico. Spoiler: ha sempre la stella di Davide.

La cronaca prima, ché i fatti, quando diventano parole e ancor più immagini virulente, raccontano da soli. È stata prorogata fino al 24 maggio l’esposizione “Mostri”, legata al festival della letteratura a fumetti Manuscripta e allestita presso il Palazzo Ducale di Martina Franca, provincia di Taranto. Significa che sta avendo successo, e non ne dubitiamo, perché pare ricalcata sui dogmi del luogocomunismo contemporaneo. A partire dal principale, quello che devi proferire sull’uscio della Repubblica delle Lettere per essere ammesso, anche nell’anticamera a fumetti: lo Stato d’Israele è genocida, il suo leader democratico è come Hitler. E non è un modo di dire: la mostra consiste in «14 ritratti inediti di autori vari, a figura intera, di criminali e dittatori della storia contemporanea». Nella galleria figurano: Adolf Hitler, Josif Stalin, Benito Mussolini, Pol Pot, Osama Bin Laden, Salvatore Riina. E... Benjamin Netanyahu.

Non è un refuso: il primo ministro dell’unica democrazia del Medio Oriente, di una delle nazioni al mondo dove sono più tutelati i diritti civili e individuali, contestato ogni giorno nelle strade da una libera opposizione organizzata, criticato in ogni sua azione pubblica da una stampa libera e plurale e da liberi intellettuali, nonché (e no, non è secondario, anzi forse è il motivo recondito della blasfemia storica) il comandante in capo di un Paese e di una comunità aggrediti nel loro diritto a esistere dal nazi-islamismo terrorista, inserito a forza nella galleria delle belve dell’ultimo secolo.

IPOCRISIA PROGRESSISTA
La Mostrificazione dello Stato ebraico e del suo leader è ormai letterale, ci intitolano direttamente le esposizioni, campeggia nei vernissage dove la gente che piace si scambia tartine e condoglianze reciproche per Gaza, un posto che difficilmente saprebbe collocare sulla carta geografica. Sono crollati gli ultimi freni inibitori che un tempo definivano l’ipocrisia progressista, la premessa retorica a favore dell’Ebreo astratto, quasi dell’idea platonica di ebraicità, mentre ci si accaniva contro l’ebreo concreto, qui e ora, che ha sempre l’irredimibile torto di non voler finire come i suoi padri, i suoi nonni, i suoi avi.

Qui di idee non ce ne sono più, qui ci sono solo i tratti della matita di Lucio Villani, fumettista e musicista romano, che sono questi che trovate in pagina. Una caricatura di Netanyahu dai contorni quasi vampireschi, con un artiglio gigantesco al posto di una mano, polvere che esce dalla bocca accentuando la sensazione sulfurea, e riportata in evidenza, in due punti distinti, la Stella di David, che connota l’ebraicità e che evidentemente per l’autore è un elemento saliente.

Sfidiamo il lettore a reperire una differenza sostanziale con le caricature che uscivano su graziosi rotocalchi nazional-socialisti come il celeberrimo Der Stürmer, edito dal gerarca Julius Streicher, che tra i suoi stilemi aveva la sovrapposizione all’ebreo di fattezze animali e la sua raffigurazione in veste di minaccia incombente.

Peraltro, Netanyahu (non Hitler o Stalin) compare anche nella locandina di pubblicizzazione generale della mostra e della sua gemella, un’esposizione sui mostri della letteratura. Manifesto diviso in due: metà se la prende Frankenstein, metà se la prende Bibi. Non sappiamo se la scelta sia un’allusione alla tesi per cui lo Stato degli ebrei è una creatura da laboratorio, di cui dovremmo liberarci “dal fiume al mare”. Sappiamo, però, che nella galleria di mostri, criminali e dittatori non figura Yahya Sinwar, capo di Hamas, architetto del pogrom del 7 ottobre, macellatore di civili israeliani e palestinesi. Una svista, mostruosa.

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