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La bellezza è equilibrio, non perfezione

La curatrice artistica Felicia Cigorescu: "Porto le opere nelle periferie e negli ospedali. Arte e cultura hanno effetti benefici su Parkinson, Alzheimer, stress e ansia. Spiego alle donne il senso dell'amore"
di Lucia Esposito giovedì 4 giugno 2026

4' di lettura

Per parlare di bellezza potremmo partire proprio da lei, da Felicia Cigorescu, che pare uscita da un quadro rinascimentale o dal più sofisticato programma di intelligenza artificiale. Ma sbaglieremmo perché non è questa la bellezza chele interessa, non è questo il bello verso cui chiede di volgere il nostro sguardo per educarlo a vivere l’esperienza estetica come trasformativa e non meramente contemplativa.

«La bellezza non è un fatto estetico, ma uno stato di armonia. È il momento in cui ciò che siamo dentro trova una forma anche fuori. Per questo faccio fatica a separare la bellezza dalla bontà, dall’integrità, dalla qualità dell’energia che si porta nel mondo. Ho conosciuto persone considerate molto belle secondo i canoni estetici, ma che non lasciavano alcuna traccia nel cuore. E ho conosciuto persone lontane da quei canoni che illuminavano una stanza con la loro presenza. La vera bellezza, per me, nasce dalla coerenza tra anima, mente, corpo e azioni. La bellezza autentica è portatrice di vita, verità e umanità. È qualcosa che si percepisce prima ancora di vedersi. La forma può attirare lo sguardo, ma è l’energia che abita quella forma a renderla memorabile. La bellezza che mi interessa è quella che unisce, eleva e genera bene. È quella che nasce quando l’essere e l’apparire smettono di essere in conflitto e diventano la stessa cosa». Felicia ci riporta al concetto greco di kalokagathìa che strappa al mondo delle idee per piantarlo su questa terra, dentro i nostri giorni dolenti.

I TAGLI DI FONTANA

Arrivata dalla Moldavia a 12 anni, dopo la Laurea in Lingue e Letterature straniere e molti studi scientifici sul potere salvifico dell’arte, collabora con università, istituzioni, musei e organizzazioni internazionali. In tutti i suoi progetti artistici rimbalza la parola “gratuità” perché crede che l’accesso all’arte debba essere libera, che chiunque debba poter nutrirsi di cultura. Come curatrice artistica porta la bellezza nelle periferie degradate, nei reparti di oncologia e in tutti quei luoghi dove è difficile anche solo immaginarla. «Uno studio scientifico coordinato dall’Università di Parma ha dimostrato che davanti ai “Tagli” di Lucio Fontana i circuiti dei neuroni a specchio dell’osservatore attivano l’area motoria del cervello che entra in relazione con il gesto compiuto dall’artista. Messo davanti a una tela contraffatta tutto questo non accade. È la dimostrazione che il nostro cervello intercetta la mancanza di creatività che è all’origine del quadro». Cultura e arte sono acceleratori delle performance, tra i loro straordinari poteri c’è anche la capacità di aumentare la produttività dei lavoratori (secondo il rapporto Banca Ifis “Economia e bellezza” del 2024 le aziende che investono nel settore registrano un aumento della produttività pari a 1,4 volte superiore rispetto ai loro competitor).

«L’arte - spiega Cigorescu agisce su malattie come Parkinson, Alzheimer e su stati d’ansia e di stress: davanti a un’opera d’arte o quando ascoltiamo buona musica il nostro livello di cortisolo, l’ormone dello stress, si riduce. Attraverso il teatro, inoltre, si può curare anche la ludopatia».

Se la bellezza non è perfezione, il brutto non è imperfezione ma «nasce quando ci allontaniamo dalla nostra verità, quando perdiamo il contatto con la capacità di riconoscere l'altro come essere umano. È un’energia che si manifesta nell’arroganza, nella crudeltà, nel cinismo, nell’indifferenza. Spesso sono proprio le imperfezioni a renderci umani, autentici e profondamente belli. Viviamo in una cultura che spesso confonde la bellezza con la perfezione e il brutto con il difetto. Credo che il vero brutto sia l’assenza di presenza, di coscienza, di amore. È quando l’apparire diventa più importante dell’essere. Il brutto è una frattura interiore che prima o poi diventa visibile. Perché ciò che siamo, nel tempo, trova un modo per affiorare. E alla fine, più che il volto di una persona, ciò che vediamo davvero è la qualità della sua anima».

AMORE E PSICHE

Il tema della bellezza è stato per Felicia prima di tutto una “questione personale”. Per il mondo era bellissima, lei si sentiva semplicemente inadeguata. «Ho avuto seri problemi di autostima. Solo dopo aver lavorato su di me ho fatto pace con la mia femminilità. E adesso aiuto le donne a prendersi cura della loro anima. Spiego che l’amore non è sacrificio, siamo state educate a pensare che amare significhi fare tutto per gli altri, invece amare se stesse è il più grande atto d’amore per l’altro». Non a caso la sua foto profilo di WhatsApp la ritrae davanti ad Amore e Psiche di Antonio Canova: «È la raffigurazione dell’amore, l’energia che muove il mondo. Vedo il dialogo eterno tra il maschile e il femminile. Non come opposti, ma come energie complementari presenti in ognuno di noi. Di quest’opera mi emoziona l'armonia tra le due forze: nessuna domina, entrambe si elevano. Quando il maschile e il femminile collaborano, dentro di noi e nelle nostre relazioni, nasce la bellezza, l'equilibrio e una forma più alta di umanità».

Sabato 6 giugno Felicia Cigorescu parteciperà alla nona edizione del festival “La città dei lettori” di Firenze con tantissime voci della letteratura (il programma su www.lacittàdeilettori.it), lei sarà a Prato alle 10.30 a parlare di “Yoga tra le righe” con Ilaria Castellino.

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