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Gli artisti che pretendono di educare i nostri figli

Appellomania compulsiva: ci mancava pure l'educazione sessuale in aula:
lunedì 8 giugno 2026

2' di lettura

Appellomania compulsiva. Potremmo definire così quella che assume ormai i contorni di una vera e propria patologia. Ad esserne colpiti sono uomini dello spettacolo di prima, seconda e anche terza fila, tutti accomunati dalla voglia di farsi accreditare e riconoscere come appartenenti al “circoletto” degli amici che sono sempre dalla “parte giusta”, e cioè nella fattispecie contro il governo, le “destre”, il turbocapitalismo, il sionismo, la “deriva” autoritaria e il “nuovo fascismo”.

Ultimo esempio è la firma apposta da un nutrito gruppo di artisti (da Fiorella Mannoia a Pierfrancesco Favino, da Vittoria Puccini a Paola Turci) alla “lettera aperta” della “Fondazione una nessuna centomila” contro il decreto legge Valditara sul “consenso informato”.

L’appello è una forma di espressione tipica della sinistra, che da sempre ha preteso che le sue posizioni fossero avallate da intellettuali e vip, o presunti tali. È probabilmente un portato della vecchia concezione dell’intellettuale “impegnato” (Sartre), “organico” (Gramsci), “avanguardia del proletariato” (Lenin). L’appellomania ultimamente è diventata però ossessiva. E quella dei firmatari, continuamente sollecitati sui temi più svariati, è diventata una specie di professione, un impegno coordinato e continuativo.

L’importante è tenere sempre pronta la penna e mettere in modo seriale la propria firma “a la qualunque”, senza nemmeno curarsi troppo dei contenuti dei singoli appelli che vengono di volta in volta proposti.

La novità è che questi contenuti sono sempre più spesso palesi distorsioni della realtà, fake news. Come si può affermare, sol che si abbia letto il testo della legge citata, che “basterà il diniego di un genitore per impedire l’avvio di un progetto”? O che “il rischio concreto” è che “molte scuole rinuncino del tutto ad affrontare” i temi dell’educazione sessuo-affettiva e le “iniziative culturali dedicate al contrasto degli stereotipi di genere”?

In sostanza, sottraendo ai genitori il controllo dell’educazione, si pensa ad una sorta di dottrina unica di Stato, cioè all’indottrinamento dei piccoli. Nell’appello si parla di “arretramento culturale”, ma sorge spontanea la domanda: chi ha stabilito la direzione di marcia?

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