I libri che mi piacciono di più sono quelli che almeno ogni tanto sono un po’ da ridere (...). Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però».
Molti di coloro che hanno letto Il giovane Holden di J.D. Salinger sanno che queste parole, pronunciate dal protagonista del racconto, Holden Caulfield, descrivono anche il loro stato d’animo alle ultime pagine del romanzo, che, infatti, tanti portano nel cuore e continua ad essere un best seller.
Uscì 75 anni fa, il 16 luglio 1951, negli Stati Uniti. Ci fu una prima traduzione italiana, da Gherardo Casini Editore, nel 1952, con il « titolo Vita da uomo, e poi nel 1961 per Einaudi con il titolo (citato) che poi è diventato celebre.
Quello americano era The Catcher in the Rye, ma l’Einaudi – nella persona di Italo Calvino – lo riteneva intraducibile. Suonerebbe: L’acchiappatore nella segale. Così l’editore italiano ha scelto un titolo del tutto diverso, mentre, negli altri Paesi europei, restarono fedele all’originale o, a volte, fecero solo piccole modifiche. Il titolo americano fa riferimento a un passo del libro che ha un chiaro significato simbolico.
Holden è a New York e nota una famiglia che cammina davanti a lui. Il padre e la madre chiacchieravano «senza badare per niente al bambino», sui sei anni, che camminava sul margine della strada e canticchiava quella canzone che dice: «Se scendi tra i campi di segale e ti prende al volo qualcuno». Holden aggiunge: «Le macchine rombavano giù, i genitori nemmeno lo guardavano».
Qualche capitolo dopo Holden sta parlando con la sorella e le cita quella canzone: «Se scendi fra i campi di segale e ti prende al volo qualcuno». Lei osserva che è una poesia di Robert Burns e il testo è un po’ diverso: «Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno».
Lui ascolta. Poi continua: «Mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo (...). Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare».
Da qui viene il titolo. Chi sono questi ragazzini che vuole salvare dal baratro? La storia si svolge a New York negli anni Cinquanta e non parla di guerra. Ma Salinger ha iniziato quel racconto in Europa durante la guerra. Aveva partecipato allo sbarco in Normandia, aveva vissuto quella carneficina. Poi la sua Divisione di fanteria partecipò alla liberazione di alcuni sottocampi di Dachau. Fu un trauma per cui si ricoverò. Era stato immerso nella tragedia di una generazione.
Il romanzo non ne parla. Ma è stato notato che il disagio di Holden somiglia un po’ ai traumi e alle insicurezze dei soldati, che Salinger aveva sperimentato in prima persona. Tuttavia il libro è diventato un simbolo per le generazioni successive, che non avevano vissuto la guerra. Perché, in fondo, ogni giovane generazione si sente inadatta al mondo, ferita e bisognosa di cura. E sogna «qualcuno» che «ti viene incontro» nel campo di segale e ti abbraccia, salvandoti dal precipizio. Un amico, un fratello o un padre.
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