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Napoléon III, Sarkò Modi per sembrare un po’ meno tappi

Nel 1852 Victor Hugo, esule a Bruxelles, pubblica un pamphlet il cui solo titolo è una sentenza: “Napoléon le Petit”. Bersaglio: Luigi Napoleone Bonaparte
di Giovanni Longoni lunedì 24 agosto 2026

2' di lettura

Nel 1852 Victor Hugo, esule a Bruxelles, pubblica un pamphlet il cui solo titolo è una sentenza: “Napoléon le Petit”. Bersaglio: Luigi Napoleone Bonaparte, appena diventato imperatore con un colpo di Stato. Hugo lo descrive «corto di gamba e alquanto sgraziato nel corpo», una controfigura buffa dello zio, e in un discorso lo liquida con la battuta: «Dopo Augusto, abbiamo Augustolo». Prima di diventare Napoleone III aveva collezionato due tentativi di golpe falliti, sei anni di prigione nella fortezza di Ham, un'evasione travestito da muratore. Diventa presidente nel 1848 vincendo con il solo peso di un cognome poi si fa imperatore con un colpo di Stato. Da lì, iperattività compulsiva: rifà Parigi con Haussmann, costruisce ferrovie, apre il canale di Suez, combatte in Crimea, quasi unifica l’Italia. Ogni impresa è un tentativo di eguagliare l’ombra ingombrante del Grande Zio. Nel 1870 marcia personalmente contro la Prussia: a Sedan lui e l’intero suo esercito finiscono circondati, consegna la spada a Guglielmo I e finisce prigioniero insieme a centomila soldati. Deposto, muore in esilio in Inghilterra nel 1873, ancora «il Piccolo».

*** Nel 2009 un video amatoriale mostra dipendenti di una fabbrica normanna disposti in fila per una foto con Nicolas Sarkozy: nessuno doveva superare il metro e settanta. L’Eliseo smentisce, ma la storia fa il giro del mondo, come le «pedane segrete» scoperte sotto i suoi podi durante le celebrazioni del D-Day. Alto un metro e sessantacinque, figlio di un nobile ungherese finito a combattere nella Legione straniera, Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa si fa da solo: sindaco a ventotto anni, poi una scalata basata sull’energia più che sul pedigree — «Sarko l’iperattivo», sempre in movimento, jogging davanti alle telecamere, orologio vistoso al polso, battute fuori protocollo. I francesi lo soprannominano «le président bling-bling», un ego descritto da tutti come sproporzionato rispetto al fisico. Da presidente vuole essere l’uomo d’azione che restituisce alla Francia la grandeur perduta: guerra in Libia, mediazione nella crisi georgiana, riforme a raffica, un decreto dietro l'altro. Il conto arriva tardi ma arriva: nel 2025 diventa il primo ex presidente francese a varcare per davvero il cancello di un carcere, La Santé, condannato per finanziamenti libici alla sua campagna del 2007. «Il carcere è un incubo», dirà una volta uscito, dopo tre settimane. Ma, al momento, non sembra aver trovato ancora la sua Sedan.

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