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La derisione laicista delle reliquie cristiane

La religiosità popolare è strettamente connessa al culto dei resti sacri, a Catania e in tutto il mondo cristiano. Non c’è da dubitare dunque della sincerità del gesto del sindaco
di Annalisa Terranova martedì 25 agosto 2026

3' di lettura

L’antefatto è questo: il sindaco di Catania Enrico Trantino ha baciato il cranio di sant’Agata offertogli dall’arcivescovo Luigi Renna prima che la reliquia venisse rimessa nel busto d’argento che la custodisce. Il momento era solenne per la città: si celebravano i novecento anni del ritorno delle reliquie della martire a Catania nel 1126. Sui social numerose sono state le critiche al gesto ritenuto macabro. Il sindaco ha detto di non essere affatto pentito e che ha voluto rappresentare la devozione di tutti i catanesi. Ieri anche una firma di peso di Repubblica, il catanese Francesco Merlo, ha detto la sua: devoti sì, ma anche “ridenti illuministi”, quindi gli sfottò al sindaco sono leciti. La religiosità popolare è strettamente connessa al culto delle reliquie, a Catania e in tutto il mondo cristiano. Non c’è da dubitare dunque della sincerità del gesto del sindaco. Semmai va spiegato il contesto.

Intanto la religione cattolica è anche fatta di fisicità: Gesù risorto accontenta l’apostolo incredulo e gli mostra le sue ferite, i segni della Passione su un corpo d’uomo. Caravaggio dipinge la scena con un realismo stupefacente: Gesù guida la mano del discepolo Tommaso, il suo dito entra nella ferita del costato. C’è del macabro anche in questa scena? E non deve stupire laici, razionalisti e neopositivisti il grande richiamo che i “corpi santi” esercitano sui cristiani: non sarebbe infatti del tutto corretto relegare il culto delle reliquie tra i fenomeni di una religiosità popolare sempre in procinto di sfociare nella pura e semplice superstizione. Il Concilio Vaticano II ribadì infatti che «la Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare». Sant’Agostino giustifica l’omaggio religioso alle reliquie per «associarsi ai meriti dei martiri sì da assicurarsi la loro intercessione attraverso la preghiera». Fu Tommaso D’Aquino, nel XIII secolo, a spiegare i tre motivi per i quali le reliquie dovevano essere oggetto di culto: sono il ricordo fisico dei santi; hanno di per sé valore in quanto connesse con l’anima dei santi; operando miracoli presso le tombe dei santi stessi Dio dimostra di volerne la venerazione.

All’inizio non si affermò il culto delle reliquie vere e proprie ma quello dei brandea, cioè oggetti che erano stati in contatto con il santo. Gregorio Magno portava al collo, per esempio, un piccolo crocifisso contenente limatura delle catene di San Pietro. Presto i brandea non poterono più competere con i corpi dei santi: risale al 415 la scoperta del corpo di Santo Stefano, primo martire cristiano. Con la diffusione, a partire dal IV secolo, della credenza secondo la quale le reliquie fossero necessarie per la consacrazione di una chiesa, si diede vita a un commercio non dissimile da quello dei mercanti d’arte. I sovrani le ricercavano con tutti i mezzi possibili soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli (1204) e la dispersione della collezione di reliquie degli imperatori bizantini. Non mancavano gli scettici: Gilberto di Nogent (1053-1121) scrisse un Trattato sulle Reliquie in cui criticava quelle venerate ai suoi tempi: com’era possibile - scriveva - conservare un dente da latte di Gesù nell’abbazia di San Medardo a Soissons se Gesù era risorto? La disputa sul confine da tracciare tra devozione e superstizione è dibattito che ha secoli alle spalle. Impensabile che siano i social a stabilire la dottrina. Ma è certo che il culto delle reliquie resiste ai processi di secolarizzazione e non teme l’usura del tempo. L’ostensione di una reliquia richiede un degno atto di devozione. Non dovuto all’oggetto in sé, ma al suo essere tramite tra il fedele e Dio. Se ne può ridere, purché si capisca di cosa ci si sta prendendo gioco.

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