Lo storico Ernesto Galli della Loggia, una mosca bianca nel sinistrismo del mondo accademico e del Corriere della sera, nei giorni scorsi ha messo a tema un problema – il multiculturalismo - che sulle nostre colonne è trattato spesso perché è decisivo: da come lo si affronta dipende il futuro. Infatti – oltre al rischio di estinzione del nostro popolo – c’è il rischio che la nostra civiltà millenaria sia spazzata via nei prossimi decenni. E così la democrazia. Premesso che non si deve confondere una società multietnica con una società multiculturale, come spesso fa la sinistra (ma anche la destra di Vannacci), va detto che quella della sinistra, nelle sue varie versioni, è l’ideologia della dissoluzione, perché è chiamare «progresso» la liquidazione della nostra identità culturale, spirituale e civile (nazionale ed occidentale). Il multiculturalismo significa il caos. È desiderabile il caos? Galli scrive: «È questa élite politico intellettuale – in grande maggioranza di sentimenti progressisti – che negli ultimi tre quattro decenni ha sostanzialmente determinato l’orientamento ideologico del discorso pubblico occidentale in un senso così favorevole al multiculturalismo e di conseguenza, sia pure con qualche sporadica riserva, anche all’immigrazione in quanto tale».
RIFLESSIONE INDISPENSABILE Il problema fondamentale è l’immigrazione islamica come hanno spiegato, a suo tempo, intellettuali non certo di destra come Oriana Fallaci e Giovanni Sartori. È indispensabile riprendere la loro profetica riflessione perché, a distanza di anni dai loro clamorosi interventi, l’immigrazione islamica in Italia, in Europa e anche negli Stati Uniti, è cresciuta enormemente, perfino di peso politico per la saldatura con la sinistra. Così ora si sta facendo drammatico, come nota Galli, il fallimento dell’integrazione di queste comunità, che porta verso il multiculturalismo, rifiutato dalla maggioranza degli italiani perché sanno che, ai quotidiani problemi di convivenza e di sicurezza prodotti dall’immigrazione di massa, il multiculturalismo aggiungerebbe la fine della nostra Italia.Nel 2026 cade il 25° anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle di New York (l’11 settembre 2001), l’evento che ispirò il “grido” della Fallaci nella Rabbia e l’orgoglio. Ed è anche il 20° anniversario del memorabile Discorso che Benedetto XVI tenne a Regensburg (il 12 settembre 2006) che tante pesanti reazioni suscitò nel mondo musulmano. L’11 e il 12 settembre. E proprio fra l’11 e il 12 settembre 1683 si combatté la battaglia di Vienna che pose fine all’assedio ottomano di Vienna con la vittoria dell’esercito della Lega Santa che sconfisse quello del gran visir Kara Mustafa. Quella vittoria fermò l’espansione turca in Europa, uno dei vari tentativi di conquista islamica dell’Europa cristiana. Senza quella vittoria oggi avremmo la sharia. Come ci ha insegnato Arnold Toynbee, le civiltà muoiono più per suicidio che per assassinio. Cioè muoiono quando non si amano più e non si difendono più. Ed è l’allarme che sempre Joseph Ratzinger lanciò nel 2004 quando, contro il multiculturalismo, attaccò quella parte di occidente che è anticristiano e che odia l’occidente stesso. È la sinistra che dopo decenni di laicismo anticattolico si è innamorata dell’Islam. Ma, dopo Benedetto XVI, la stessa gerarchia vaticana, per secoli grande paladina della cristianità europea, dal 2013 è diventata nemica dell’occidente e della nostra identità, abbracciando la sinistra e puntando al suicidio. Questa strada non porta alla pace, ma alla guerra. www.antoniosocci.com.