Nell’immaginario di chi ha sfogliato al meno una volta Topolino, la torta è una sola, quella di mele, quella di Nonna Papera. Apple pie, per dirla all’americana: un guscio di pasta brisée fragrante e un ricco ripieno di mele, cannella e burro, da far raffreddare rigorosamente sul davanzale della finestra.
Ora, capita che per questo stesso dolce, maxi classico da festicciola dei bambini (ma anche no) ci possa essere una preparazione identica, con ingredienti identici eppure si ottengano due risultati di sapore e visivi totalmente diversi. Le nonne di chi vi scrive ci riuscivano, senza sapere come e anche senza volerlo, perché tanto la torta di mele veniva spazzolata lo stesso. “Il mistero delle due torte di mele”...potrebbe quasi funzionare, come titolo di un’avventura di Paperino.
E sì che sarebbe tutto alla luce del sole, anzi, scritto sul libretto delle ricette di casa. La torta in questione prevedeva per ogni uovo (quattro, nel nostro caso) 50 grammi di zucchero e altrettanti di burro e farina (il sospetto è che le dosi fossero queste per facilità di memoria). Decisivo il primo passaggio. Si parte montando le uova con lo zucchero finché il composto non risulta chiaro, spumoso e nettamente raddoppiato di volume.
Una crema. È cruciale: inglobare aria garantirà un impasto dall’alveolatura soffice e leggera. Si incorpora quindi il burro sciolto a filo, seguito dalla scorza di limone grattugiata. Poi tocca alla farina setacciata (insieme al lievito e un pizzico di sale), aggiungendoli alternati a un bicchierino scarso di latte per mantenere il tutto privo di grumi.
È il momento delle mele. A seconda del tempo a disposizione, a volte finivano dentro l’impasto tagliate a cubetti, altre volte disposte a fettine a mo’ di petali di rosa sopra alla pasta già accomodata dentro la teglia imburrata. Via tutto in forno preriscaldato a 180°C per 40-45 minuti. La cottura è ottimale quando la superficie si incendia di una invitante doratura ma, rito inscalfibile, inserire uno stecchino al centro per la prova empirica: se ne esce asciutto ci siamo.
E qui veniva il bello, perché le due torte preparate allo stesso identico modo erano totalmente diverse. Sarà stata la mano, sarà stato il forno, sarà stata Nonna Papera... vallo a sapere. Ma basta chiacchiere, prendiamone una fetta.
P.s. Questa era la rubrica di Andrea Tempestini, parlava di cucina, parlava di mondo. Ora sarà la redazione a provare a farlo, come piaceva a lui.