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L’Europa cristiana che la sinistra cancella

di Antonio Socci sabato 3 ottobre 2026

3' di lettura

Un autogol per eccesso di zelo. È quello di Iacopo Scaramuzzi, vaticanista di Repubblica, che, giovedì 1° ottobre, ha scritto su X: «Nota bene per i distratti: in tutto il discorso sull’Europa che ha pronunciato a Metz, il Papa non ha mai utilizzato l’espressione “radici cristiane”». Per capire questo tweet bisogna ricordare che il richiamo alle radici giudaico-cristiane dell’Europa era un tema caro a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, in particolare durante la discussione sulla Costituzione europea, quando l’establishment della Ue si rifiutò di citarle nella bozza di Costituzione (che fortunatamente fu bocciata). È un tema detestato dal mainstream di sinistra che non vuole sentir parlare di identità, soprattutto di identità cristiana.

Con il suo tweet il vaticanista di Repubblica voleva suggerire che Leone XIV non è in continuità con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma con papa Bergoglio, il quale aveva fastidio per quel tema identitario dell’Europa (come pure per i principi non negoziabili). Sennonché Scaramuzzi deve essersi (lui sì) distratto, perché proprio il giorno prima del suo tweet, il 30 settembre, Leone, nell’udienza del mercoledì, parlando del suo viaggio apostolico in Francia, a proposito del suo discorso sull’Europa fatto a Metz, ha detto: «Possiamo dire che ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristia ne». Peraltro il tema delle radici cristiane relative alla Francia è stato presente in tutte le tappe del viaggio (come pure la difesa dei principi non negoziabili). Nel discorso di Metz del 28 settembre è andato pure oltre mostrando che non si tratta solo del passato, ma anzitutto del presente.

Infatti ha ricordato San Benedetto, proclamato patrono d’Europa da Paolo VI che lo definì fra l’altro “maestro di civiltà”. Poi ha menzionato tutti gli aspetti della civiltà europea che «sono stati profondamente influenzati da san Benedetto e dai suoi monaci!» e ha aggiunto: «Senza questa coltivazione monastica, la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe. Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo». Lo ha confermato con due citazioni di Robert Schuman e di Alcide De Gasperi. Quindi ben più di un passato cristiano. Del resto questo è il pensiero costante della Chiesa, espresso anche dal papa della Rerum novarum, quel Leone XIII a cui Prevost si ispira, non solo per il nome. Nella sua Storia dell’idea d’Europa, Federico Chabod, che era uno storico laico, scriveva: «Con pieno diritto papa Leone XIII poteva affermare, nell’enciclica Immortale Dei, il 1° novembre 1885: “Se l’Europa cristiana domò le nazioni barbare e le trasse dalla ferocia alla mansuetudine, e dalla superstizione alla luce del vero; se vittoriosamente respinse le invasioni dei musulmani, se tenne il primato della civiltà, e si porse ognora duce e maestra alla genti in ogni maniera di lodevole progresso, se di vere e larghe libertà poté allietare i popoli, se a sollievo delle umane miserie seminò dappertutto istituzioni sapienti e benefiche; non ci è dubbio che in gran parte ne va debitrice alla religione, in cui trovò ed ispirazione ed aiuto alla grandezza di tante opere”... Che l’Europa fosse stata, fosse ancora “cristiana”, questo avevano dovuto ammettere anche gli illuministi» .Le prime e le ultime righe sono di Federico Chabod che pure era uno storico anticlericale ed era stato un partigiano vicino al Partito d’Azione.

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