Marcello Fois vince la 64esima edizione del Premio Campiello e il primo pensiero va alla sua conterranea Michele Murgia e alla sua terra, la Sardegna. Fois si è imposto con L’immensa distrazione (Einaudi) con 83 voti, tre in più di quelli conquistati dal secondo classificato Alcide Pierantozzi, con Lo sbilico (Einaudi). Terzo posto per Elena Varvello con La vita sempre (Guanda) e 54 voti, quarto per Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli) e 33 voti e Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), 32 voti.
Dopo la proclamazione, avvenuta per la prima volta nella Sala Grande al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, lo scrittore sardo (è nato a Nuoro nel 1960) ha voluto dedicare il premio a tre conterranee. La prima è Michela Murgia, scomparsa tre anni fa, una dedica dettata anche dalle polemiche seguite alle parole di Michele Mari (vincitore dello Strega) che aveva definito la Murgia, «intransigente e violenta perché brutta». «Voglio ringraziare» ha detto Fois «una persona che non c’è più, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente, si chiamava Michela Murgia». E ha tenuto a ribadire che per lui era proprio «bellissima». Poi Fois ha ricordato altre due donne sarde: la fotografa Daniela Zedda e la scrittrice Grazia Deledda. «Sono nato a 200 metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l’unica donna italiana che abbia vinto il Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926», ha detto. «Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919».
Dopo l’omaggio alla Sardegna, lo scrittore ha parlato dell’Emilia terra dove vive e dove è ambientato L’immensa distrazione e ha lanciato un appello al Paese: «Più leggiamo, più saremo civili, più parole abbiamo e meno ci fregheranno le parole altrui». Tema caro a Fois che in una recente intervista al Corriere di Bologna nella quale si era definito «fieramente comunista, buonista e persino intellettuale», aveva confessato «di vivere questi tempi con l’insofferenza di accettare, e subire, le narrazioni altrui». Non male per un narratore.