(Adnkronos/Labitalia) - "E' importante sottolineare - dice il direttore dell'Aur - l'attenzione e la curiosita' che il progetto 'Brain Back' e' in grado di suscitare nei nostri corregionali che vivono all'estero. Si tratta, infatti, della prima iniziativa in Italia, presentata anche nel corso del summit 'MeeTalents' che si e' svolto a Milano, che in maniera sistemica si impegna a valorizzare i talenti in fuga e a creare un network tra questi e la loro regione, con la convinzione che in questo momento storico entrambi possano beneficiarne. Di estremo successo - aggiunge Anna Ascani - si e' rivelata la campagna messa in campo attraverso i social network e le nuove forme di comunicazione, in piu' occasioni dimostratasi in grado di attivare un passaparola di cui spesso si perde traccia, ma che costituisce la base per quella rete globale umbra che ci si auspica di creare e sostenere attivamente". Il progetto supporta la creazione di nuove imprese di emigrati sul territorio umbro grazie a specifici interventi, a cominciare dal reperimento dei dati sugli emigrati umbri all'estero attraverso l'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, e un questionario denominato 'Keep in touch'. "Dal questionario "abbiamo avuto riscontri molto positivi - afferma Anna Ascani - in merito alla possibilita' per gli umbri che si trovano all'estero di interagire o addirittura rientrare nella propria regione di origine. Tendenzialmente si tratta di giovani. L'eta' media rilevata e' di 35 anni, con alto livello di scolarizzazione, il 41% di coloro che hanno risposto al questionario ha infatti un dottorato e il 34% e' laureato. Si trovano nei Paesi europei (in primis Belgio, Regno Unito, Spagna e Germania) o in America Latina (soprattutto Argentina e Brasile)". Il 50% degli emigrati che ha aderito alla rilevazione dichiara di voler tornare in Umbria e la maggior parte vorrebbe farlo entro i prossimi due anni. "Tra questi, piu' della meta' dichiara di pensare alla possibilita' di rientrare per avviare una attivita' d'impresa in Umbria - sottolinea il direttore dell'Aur - e crediamo che l'avviso pubblico relativo al progetto 'Brain back' possa andare a far leva positivamente proprio sulle intenzioni di questo 'target group'".