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Per i mercati i tassi sono più brutti dei missili

La telefonata tra Trump e Putin, in zona Cesarini, ha evitato il panico. Ma attenzione: cosa può accadere ora...
di Buddy Fox domenica 15 marzo 2026

3' di lettura

«Una telefonata allunga la vita». Lo slogan è quello dello spot cult della SIP di 30 anni fa che torna buono per raccontare la cronaca odierna in cui sembra sempre di essere appesi a un filo, e non è quello del telefono. Il fatto è accaduto lunedì sera, quando la telefonata tra Trump e Putin, un'ora circa, in zona Cesarini ha evitato la caduta nel panico. È la telefonata che allunga la vita, in questo caso del Toro (rialzo di Borsa). La battuta non è mia ma dell'amico F., che ogni giorno lotta in trincea sul desk di una primaria sim e alla sera ha ancora la lucidità per stilare un report croccante. La telefonata si è svolta lunedì 9 marzo, data che per quelli della mia generazione che nel 2009 erano già a sgomitare sui mercati non è un giorno qualunque, ma è quello dello storico minimo a 667 dello S&P500, il giorno della resurrezione dopo la grande crisi finanziaria del 2008. Il giorno dopo, il martedì 10 del 2009 i mercati salirono quasi del 10%.

Nel 10 marzo del 2026 ci dobbiamo accontentare di un onorevole +2,50% che non si butta via, anche perché oggi c'è la guerra e c'è il caro petrolio. Nel 2009 il caro petrolio era alle spalle, una fiammata breve ma intensa che ha bruciato la pelle dell'economia contribuendo al ricovero per forti ustioni nel reparto recessione.

Il petrolio potrebbe salire fino a $200 entro i prossimi due anni come parte di un "super picco" guidato dalla scarsa crescita delle forniture di petrolio, questa era la previsione di Arjun Murti di GS, guru delle materie prime divenuto celebre per la previsione sul petrolio a $100, ammirato e odiato per un'analisi che poteva piegare l'occidente. L'oro nero arrivò a $147 e da lì fece una brusca retromarcia, e quella previsione dei 200 fu sbeffeggiata da tutti, ricordo che Barisoni dai microfoni di Radio24 la ricordava un giorno sì e l'altro anche. Diciotto anni dopo quelle tre cifre tornano all'orizzonte come una sinistra minaccia, ma oggi Barisoni alza le mani, nessuno poteva prevederlo. Peccato che a inizio anno dal suo microfono gli esperti continuavano a ripetere che c'era abbondanza di petrolio e che il prezzo doveva scendere. Ma se non scende un motivo ci sarà. Soros dice sempre che i grandi guadagni li ha fatti scommettendo sull'impensabile, oggi sono i Pasdaran e non GS a lanciare il target a $200 e l'impensabile si può realizzare. «Il petrolio è ovunque nelle nostre vite, non solo nei serbatoi» scriveva nel 2008 il Financial Times, e lo è anche oggi. Australia, Giappone, Canada, Usa, Europa, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, non è la composizione di un nuovo "Board of Peace" ma è l'elenco delle Banche Centrali che si riuniranno la prossima settimana, ai mercati i tassi fanno più male dei missili. Nel 2008 il Wsj scrisse che i tassi tenuti bassi dalla Fed saranno ricordati come il fallimento di Bernanke, oggi Powell è fortunato perché se ne andrà al momento giusto, un bel timing di uscita.

WS: mentre tutti gli occhi sono sul petrolio sul private credit i riscatti superano i 7 mld di $. Ora anche MS limita i rimborsi ai clienti. Questa volta non sarà come con i dazi, sarà più lunga.

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finanza

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