(Adnkronos) - In relazione, poi, alle dinamiche aziendali, un impiccio e' costituito dall'eccessiva tutela dei lavoratori: "I sindacati proteggono solo gli interessi dei dipendenti, a differenza di quanto accade in Cina". Nell'ottica imprenditoriale, questo rappresenta un problema perche' "l'assenza di mobilita' negli impieghi genera contrasti che sfociano in cause giudiziarie". Cio' si traduce in controversie che si trascinano per anni in tribunale: "Una causa in Italia dura 7 anni e mezzo prima che si pervenga ad una soluzione; e' davvero un tempo troppo lungo!". L'Italia non sembra dunque pronta a cogliere l'offerta cinese, in un momento in cui c'e' cosi' bisogno di nuovi flussi di capitale. Per questo motivo il delegato generale Zhang spera che "la Camera di Commercio e le amministrazioni locali italiane agiscano con vigore a supporto delle imprese; e non solo a parole, bensi' con atti concreti" e cita a proposito una massima del Grande Timoniere: "Il presidente Mao diceva: 'Cercare la verita' nei fatti'. Bisogna cercare la verita' nei fatti per aiutare le aziende ad entrare nel mercato cinese". A dispetto degli impedimenti, Zhang ritiene che "permangano grandi possibilita"' riguardo alle prospettive di sviluppo della cooperazione commerciale sino-italiana ed espone alcuni dati che reputa incoraggianti: "Il commercio italo-cinese ha raggiunto l'anno scorso un volume di 547 milioni di dollari, che non e' molto. Ma sono tanti i cinesi che vengono ad acquistare i prodotti italiani. Per esempio, l'anno scorso un milione di turisti cinesi si e' recato in Italia, destinazione o luogo di transito che fosse, spendendo in media 500 euro pro capite per lo shopping. In Germania 150 euro, in Francia 120 euro, in Svizzera 110 euro e in Olanda 100 euro. Quest'anno, in occasione del capodanno cinese, verranno in Italia, concentrandosi a Milano, circa 2.000 visitatori dalla Repubblica Popolare. Tali persone sono potenziali acquirenti ed e' presumibile che spenderanno a testa per lo shopping all'incirca 1.200 euro". (segue)