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Crisi: Cgil, in Friuli Venezia Giulia aumento disuguaglianze poverta'

domenica 22 settembre 2013

2' di lettura

Udine, 18 set. - (Adnkronos) - La crisi ha contribuito ad accentuare le disuguaglianze, allargando le aree di poverta' e disagio. A pagarne le conseguenze, in particolare, le donne e i giovani, sempre piu' spesso confinati ai margini del mercato del lavoro, ma anche molti anziani, colpiti dalla perdita del potere d'acquisto in dieci anni, -30% negli ultimi dieci anni, e dal rincaro dei ticket, che costringe un numero crescente di persone a rinunciare a cure ed esami. A lanciare l'allarme il sindacato pensionati Cgil del Friuli Venezia Giulia , con il segretario Ezio Medeot, in occasione della 7° festa regionale del periodico Libereta', tenutasi a Ronchi dei Legionari (Udine). Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil regionale, Franco Belci: "La crisi ha esasperato le differenze e i disastri del neoliberismo, accelerando il processo di concentrazione della ricchezza. Tra i prodotti piu' nefasti della crisi anche il lavoro povero, perche' precario e sottopagato, purtroppo in costante espansione anche in questa regione". Alla tavola rotonda su crisi e disuguaglianze organizzata in occasione della festa hanno preso la parola anche Pino Roveredo e la storica Elisabetta Vezzosi, dell'universita' di Trieste. "Quella di oggi -ha detto lo scrittore- e' una forma nuova di poverta' e di disagio, credo piu' grave di quella che io ho provato sulla mia pelle da giovane: oggi, infatti, mancano quel senso di speranza, quella solidarieta' e anche quell'impegno politico che allora riuscivano a rendere piu' accettabile la poverta', a darle dignita'. Credo che tutto questo sia anche il prodotto della pessima politica che ha caratterizzato il Paese negli ultimi vent'anni". Tra i temi toccati anche quello della violenza sulle donne, uno degli aspetti piu' drammatici di una condizione femminile che la crisi sta contribuendo a peggiorare. "Per contrastare violenza e femminicidio -secondo Elisabetta Vezzosi- sono necessarie buone leggi, sul modello di quella spagnola, ma serve soprattutto una svolta culturale, che deve partire dai primissimi anni di scuola".

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