Roma, 30 mar. - (Adnkronos) - Le famiglie italiane nel 2013 spenderanno 3 miliardi di euro in meno per l'acquisto di vestiti e calzature, rispetto all'anno scorso. La riduzione stimata, pari al 5%, si va ad aggiungere al dato negativo del 2012 (-10,2% pari a - 6,8 miliardi), per raggiungere quasi 10 mld. Secondo le rilevazioni della Federazione italiana del settore moda di Confesercenti (Fismo) la quota delle famiglie dedicata al vestiario in 20 anni e' stata dimezzata, passando dal 13,6% del pil nel 1992 al 7,1% del 2012. A gennaio, ricorda l'associazione, nonostante i saldi invernali e' stata registrata una riduzione del 4,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Un calo consistente e prolungato, che "mette a rischio la storica rete italiana di negozi di abbigliamento tradizionali". Per il settore da 66,5 mld (54,5 mld abbigliamento e 12 mld calzature e accessori) rischia di non sopravvivere a una "emorragia gravissima". In parte, secondo Fismo, il processo di revisione della spesa destinata all'abbigliamento "e' dovuto senz'altro a motivi culturali: il concetto stesso di status symbol, che una volta includeva spesso e volentieri particolari capi di vestiario, anche importanti, sembra ormai essersi spostato in verso i prodotti tecnologici". Tanto che la revisione della spesa da parte delle famiglie e' iniziata ben prima della crisi, anche se a ritmi piu' contenuti: tra il 2000 e il 2011 si sono persi 'solo' 6 miliardi di euro. Una tendenza che pero' si e' aggravata nel periodo di difficolta'.