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Commercio: allarme di Confcommercio Toscana, piccoli negozi a rischio estinzione

domenica 23 dicembre 2012

2' di lettura

Firenze, 21 dic. - (Adnkronos) - "Il piccolo commercio rischia di scomparire, schiacciato dai colossi della grande distribuzione pronti a sacrificare giorni di riposo e a procedere a colpi di aperture no stop nella disperata caccia al cliente. Cosa che gran parte degli esercizi commerciali non sono in grado di fare". Lo sostiene Confcommercio Toscana dopo che la Corte Costituzionale, con la sentenza 299/2012, ha dichiarato "non fondate le questioni di legittimita' costituzionale" relative alla deregulation degli orari e aperture inserite nel decreto "Salva Italia". Sono stati cosi' rigettati i ricorsi in materia presentati nei mesi scorsi dalle Regioni Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Lombardia e Piemonte. Di fatto, dunque, la Corte conferma la legittimita' della normativa attualmente in vigore, che non stabilisce alcun limite agli orari, ne' alle aperture festive. "Con il dispositivo della Corte Costituzionale e l'applicazione del decreto 'Salva Italia' - commenta il presidente di Confcommercio Toscana, Stefano Bottai - si pregiudicheranno la salvaguardia dei centri storici e la funzione sociale dei negozi di vicinato, con ricadute negative sia sul piano della vita delle citta' che su quello della sicurezza dei cittadini. Un atto che Confcommercio percepisce come una prevaricazione dei centralismi sulle competenze regionali". "Rispettiamo la sentenza - aggiunge il presidente di Confcommercio Toscana - ma riteniamo che cosi' non si vada nella direzione di garantire la vera liberta' di concorrenza, perche' solo alcuni gruppi organizzati si possono permettere questo tipo di aperture. Quello che piu' preoccupa e' cosa potra' accadere in futuro: tutto, a questo punto, puo' essere interpretato e stravolto. I consumatori rischiamo di perdere quel servizio fondamentale rappresentato dai negozi di vicinato, mentre i titolari, costretti a sostenere costi e problemi gestionali per adeguarsi ad una, a questo punto inutile, liberalizzazione, e i dipendenti, chiamati a sacrificare il loro riposo festivo, rischiano invece il posto di lavoro".

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