Un colpo di scena inatteso - di cui, però, si parlava (sottovoce) da diverse settimane - arrivato a poche ore dalla presentazione della lista del cda di Siena che sarà rinnovato il prossimo 15 aprile ha fatto rimanere senza sedia, il numero uno del Monte, l’ad Luigi Lovaglio. Il ragionier “risanatore” che è riuscito a trasformare la banca più antica del mondo da Cenerentola del credito italiano nel terzo polo bancario del paese, grazie alla scalata al “salotto buono della finanza”, ossia Mediobanca, una battaglia che è durata per circa 9 mesi. E nonostante i risultati raggiunti e dopo quattro anni di lavoro, alla fine è restato col cerino in mano. Senza un posto nel prossimo consiglio di amministrazione. Uno schiaffo che certo Lovaglio non si aspettava, semmai, invece, si attendeva un ringraziamento per i risultati portati a casa: dalla riuscita ricapitalizzazione da 2,5 miliardi dell’autunno 2022, quando Rocca Salimbeni era ancora sinonimo di scandali e buchi miliardari, il ritorno all’utile e al dividendo dopo 13 anni e dopo aver riguadagnato pure l’investment grade di Fitch e Moody’s facendola diventare una delle banche meglio capitalizzate del Vecchio Continente.
Nulla di tutto questo è bastato al ragioniere lucano. Nella decisione di non ricandidarlo hanno sicuramente pesato i timori per le ricadute dell’inchiesta della Procura di Milano sul presunto patto occulto per la scalata a Piazzetta Cuccia, nel caso in cui s’arrivasse a un rinvio a giudizio. Poi negli ultimi tempi Lovaglio si è allontanato dal board, che avrebbe preferito una maggior collegialità, allo stile a tratti ruvido e autonomo del manager. Diverse poi le frizioni nelle ultime settimane culminate nel confronto sul delisting di Mediobanca. Infine a peggiorare le cose ci si è messo di mezzo anche il Piano strategico che è stato sonoramente bocciato dal mercato. Un piano che dava scarsa visibilità all’integrazione con Piazzetta Cuccia e che ha oscurato la promessa di 16 miliardi di dividendi.
Sulla lista del cda di Siena ieri è intervenuto anche il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, aprendo la seconda giornata di lavori del 130° Consiglio nazionale del sindacato in corso a Milano: «Dicono che Passera potrebbe diventare amministratore delegato di Mps. Vi sono in corsa altri tre nomi forti. All’interno del Monte ora c’è una resa dei conti che, però, dovrà garantire quel salto di qualità importante che era negli obiettivi quando lanciò l’operazione su Mediobanca. Molto probabilmente stanno pesando i rapporti personali all’interno della banca. Noi» ha aggiunto, «non facciamo il tifo per nessuno, per noi l’importante è che Mps resti autonoma».
Infine, in serata, dopo quasi quattro ore di consiglio, il board di Siena ha approvato la lista dei candidati per il nuovo cda. Nicola Maione è segnalato per la riconferma a presidente, mentre Fabrizio Palermo (ad di Acea) dovrebbe essere il favorito, meno chance le avrebbe Carlo Vivaldi (ex manager di Unicredit) e Corrado Passera (ex ad di Illimity, di Intesa Sanpaolo e numero uno di Poste) ieri si sarebbe detto indisponibile a fare l’amministratore delegato. Ma, visto la mancanza di scelta univoca, i giochi sono ovviamente aperti. Anche perché in assemblea (non sarà il cda a votare i consiglieri, ndr) il voto per la lista del cda è doppio e viene fatto anche sui singoli candidati. Il nome del nuovo ad verrà quindi svelato oggi. Nel frattempo, il Monte ha ricevuto il disco verde della Bce alle modifiche dello statuto, come si apprende da fonti finanziarie. Ieri a Piazza Affari, Mps ha lasciato sul terreno l’1,2%, mentre la controllata Mediobanca ha perso l’1,58%.