Venezia, 25 lug. (Adnkronos) - Cala la fiducia in tutte le istituzioni, il Governo Monti riscuote piu' consensi del precedente e deve finire nel 2013, rinunciare all'Euro non porta vantaggi e la crisi sara' ancora lunga. Sono questi i principali risultati che emergono da una rilevazione effettuata da Fondazione Nord Est, istituto di ricerca sociale ed economico promosso dalle Federazioni degli Industriali e dalle Camere di Commercio del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto su 1.200 titolari di impresa di ogni classe dimensionale attivi su tutto il territorio nazionale. Gli imprenditori italiani continuano a spostare in avanti la data presunta di fine della crisi. Il 47,7% prevede almeno un altro anno e mezzo di difficolta' e piu' di meta' (51,2%) crede che si dovra' attendere oltre i 18 mesi. Solo l'1% ritiene che si stia gia' uscendo. Nel Nord Est si arriva quasi al 3% mentre il 47,2% (contro una media nazionale del 51,2%) prevede una durata di oltre diciotto mesi. Una crisi di tale lunghezza non puo' non portare modifiche strutturali del contesto competitivo. Secondo il 46,9% degli imprenditori, si creeranno nuovi modelli di consumo (green, valoriali, e low cost). Nel Nord Est, tale percentuale e' del 44%, mentre gli imprenditori del Triveneto prevedono una crescita dell'internazionalizzazione e di fusioni e acquisizioni piu' marcata rispetto alla media nazionale (rispettivamente 18,3% contro 16,2% e 14,8% contro 13,2%). Solo il 23,7% (percentuale che nel Nord Est scende di quasi un punto) prevede che la ripresa sara' senza occupazione. Negli ultimi dodici mesi, complice il pesante rallentamento dell'economia, la fiducia degli imprenditori italiani e' diminuita. Soltanto l'8,7% degli intervistati prevede una crescita per l'Italia, mentre piu' di 7 imprenditori su 10 prevedono una flessione (70,3%, erano il 29,3% a fine 2011). Significativo e' il dato previsionale sulle economie internazionali, per la prima volta viste in flessione (50,1% degli intervistati, contro il 16,2% del 2011) a causa della contrazione che ha investito anche i paesi emergenti a fine 2011.