Per calmierare il costo di diesel e benzina dal 19 marzo al prossimo 6 giugno sono stati spesi quasi 2 miliardi di euro. Quanti tagli alle accise si sarebbero potuti fare se i conti pubblici non fossero gravati dal peso del Superbonus e degli altri interventi varati dai governi di Giuseppe Conte?
Domanda che sentiremo spesso, nei prossimi mesi. Si vota tra un anno e il risultato, ancora una volta, si giocherà soprattutto sull’economia e i conti delle famiglie. Tommaso Foti, esponente di Fdi e ministro degli Affari europei, ieri ha avvertito che, dopo il taglio delle accise che scadrà il 6 giugno, non saranno più possibili ulteriori interventi sui prezzi dei carburanti senza violare i parametri di bilancio europei. A meno di non fare dolorose riduzioni di spesa in altri settori.
«È indubbio che la coperta è corta», ha detto Foti a Repubblica. «Se si vuole finanziare da una parte, si deve tagliare dall’altra. Una situazione che non può protrarsi ulteriormente». Da qui, ha ricordato, la lettera inviata nei giorni scorsi da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, in cui la premier chiede di scorporare la spesa pubblica per le misure energetiche dal Patto di Stabilità, come già previsto per la difesa. Linea condivisa dal leader leghista Matteo Salvini, il quale ha già avvertito che «non potremo andare avanti oltre solo con risorse interne» e ritiene «inevitabile» la deroga al Patto di stabilità.
La presidente della commissione europea risponderà entro questa settimana, ma intanto si è aperto il fronte di politica interna, con l’opposizione che scarica sul governo la colpa della situazione, dimenticando il ruolo decisivo avuto dal Superbonus varato dal secondo governo Conte, e dalle truffe che lo hanno caratterizzato. Queste ultime le ha ricordate l’altro giorno Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle entrate.
Ha citato una recente inchiesta del Sole-24 Ore sul Superbonus, da cui emerge che nel 2025, ultimo anno utile per usufruire della misura, c’è stato un altissimo numero di frodi e illeciti. Motivo per cui sono stati bloccati crediti per 4,1 miliardi di euro: un terzo delle spese “certificate” dalle fatture.
Somma che si va ad aggiungere ai 15 miliardi di euro di truffe denunciati nell’aprile del 2024 dall’allora direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, sul totale dei bonus edilizi (Bonus facciate, Ecobonus, Superbonus...). L’ammontare complessivo delle frodi si avvicina così ai 20 miliardi di euro, col Superbonus che nella sua fase finale si è rivelato il paradiso dei truffatori.
Per questo il capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, mette a confronto le cifre. Dopo aver ricordato che l’esecutivo ha messo sul piatto «quasi 2 miliardi di euro per cercare di ridurre il peso delle accise conseguenza della crisi energetica che si è aperta con la guerra in Iran», domanda ai Cinque stelle e a Conte: «Quante famiglie e imprese avremmo potuto difendere in questo momento, se non fossero stati dilapidati quei 20 miliardi?». I pentastellati e il loro leader, incalza, «rispondano a questa domanda».
Il partito di Conte sostiene che quelle truffe sono colpa del governo in carica. Uno dei suoi vicepresidenti, Stefano Patuanelli, che fu ministro dello Sviluppo economico nell’esecutivo giallorosso, replica che «il boom delle anomalie avviene mentre il Superbonus è interamente nelle vostre mani».
Il suo collega Michele Gubitosa argomenta che «la destra ha prorogato ed esteso la misura, il ministro Giorgetti l’ha gestita per il 90% del tempo, la maggior parte del quale sotto il governo Meloni». Si votasse oggi, lo spazio di manovra del governo per il taglio delle accise sarebbe il tema principale della campagna elettorale. Interviene anche il leader di Avs Angelo Bonelli, per dire che la premier, con simili interventi, «sta portando l’Italia al fallimento economico e sociale».
Tocca a Mauro Malaguti, deputato di Fratelli d’Italia, rispondere nel merito ai Cinque stelle. È «paradossale», attacca, «che provino a scaricare sul nostro esecutivo la responsabilità per le proroghe, che erano indispensabili viste le situazioni aperte con le cessioni dei crediti, in cui migliaia di cittadini sono stati vittime di truffe». Al di là delle tante irregolarità, prosegue, con quel provvedimento i pentastellati «hanno prodotto un buco di quasi 200 miliardi di euro che pagheremo sino al 2028: soldi sottratti alla sanità, agli stipendi e al welfare, alle aziende. Mai nessun partito nella storia della nostra Repubblica», dice Malaguti, «ha creato tanti danni tra Superbonus, reddito di cittadinanza e gestione del Covid». Il parlamentare di Fratelli d’Italia conclude dichiarando che sarebbe «davvero stupito se alle prossime elezioni i pentastellati non venissero spazzati via». Primi scontri di una battaglia che, qualunque cosa accada dalle parti dello stretto di Hormuz, andrà avanti per altri dodici mesi, almeno.