(Adnkronos) - Tutte rassicurazioni che non bastano a placare il nuovo coro di "no". Soprattutto in Basilicata, gia' fortemente interessata dalle estrazioni di idrocarburi con un contributo al fabbisogno energetico nazionale di una quota del 6 per cento grazie alla produzione di greggio nelle viscere della Val d'Agri, il cuore del territorio lucano. Proprio in questi giorni l'Eni ha dato il via al nuovo piano di investimenti. Si tratta di realizzare la quinta linea di trattamento del gas all'interno del Centro Oli di Viggiano (i lavori sono cominciati il 29 novembre scorso con un investimento di circa 250 milioni di euro) e 9 pozzi produttori da aggiungere agli attuali 24. Sara' possibile raggiungere il livello produttivo di 104mila barili al giorno, rendendo cosi' pienamente operativa la concessione Val d'Agri che prevede tale quota a regime. L'Eni si sta confrontando anche con le associazioni di categoria e con i sindacati che chiedono impegni per la formazione, per opportunita' occupazionali per altre fasce di lavoratori (come quelli espulsi dai cicli produttivi e gli ultratrentacinquenni) fino a programmi di sviluppo che incentivino altre attivita' economiche. Si vuole, cioe', che le imprese lucane e le maestranze locali lavorino di piu'. Una richiesta legittima: anche se le estrazioni di petrolio hanno portato molte royalties, quindi risorse economiche fresche e preziose, l'impatto di questa massa ingente di soldi non ha creato ne' sviluppo ne' posti di lavoro. Non e' bastata cioe' a frenare la fuga dei giovani ne' e' servita, finora, a far arrivare altri investimenti. (segue)