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Berlusconi, l'ultimo colpo degli eredi: perché il Fisco resta a bocca asciutta

Brutta batosta per il Fisco. Dell'eredità di Silvio Berlusconi all'erario non andrà nulla. Tutto merito di una norma su cui si appellerano con ogni probabilità i cinque figli del fondatore di Forza Italia.  Gli eredi, infatti, potranno chiedere l’esenzione di imposta per il passaggio dei 423 milioni che permettono di controllare Fininvest. Lo dice chiaro e tondo la legge, il testo unico sull’imposta di successione del 1990. Quest'ultimo prevede che i trasferimenti a favore dei discendenti e del coniuge di aziende o di rami di esse, di quote sociali e di azione non siano soggetti all’imposta. A una condizione, però: che proseguano nell’attività di impresa per almeno cinque anni. Altrimenti dovrebbero pagarla per intero.

A conti fatti, il Cavaliere avrebbe lasciato a Pier Silvio, Marina, Eleonora, Barbara e Luigi solo 458 milioni di euro. Di questi, emerge nell’atto registrato e pubblicato dal notaio Mario Notari di Milano, 423 riguardano le holding che controllano il 61,2 per cento della Fininvest, mentre 35 milioni è la somma delle proprietà immobiliari (solo tre ville sono intestate a lui direttamente più un box a Trieste ricevuto in eredità da un cittadino), dei mobili, dei quadri e delle barche. In ogni caso gli eredi dovrebbero pagare gli 81 mila euro di imposta di registro.

 

 

Un vero colpaccio per la famiglia Berlusconi. Non a caso al punto "5" dell’Accordo tra di loro "gli eredi si obbligano reciprocamente, altresì, a non alienare quote di alcun cespite compreso nel Relictum per il termine di 5 anni dall’aperura della successione e quindi sino al 12 giugno 2028". Se, dunque, l’Agenzia delle Entrate accetterà la richiesta di esenzione dei figli, su quei 423 milioni che trasferiscono il controllo Fininvest non verrà pagata alcuna imposta di successione. Mentre sui 35 milioni di patrimonio di Berlusconi al di fuori della Fininvest i cinque eredi dovrebbero pagare 1,4 milioni di imposte (il 4 per cento).

 

 

Ma non è tutto, perché la legge prevede anche una franchigia di un milione a testa (se non è già stata usufruita per donazioni precedenti, ma al riguardo ci sono diverse sentenze della Cassazione che consentono la cumulabilità) anche in questo caso l’introito per il fisco potrebbe essere pari a zero. Così gli unici che dovranno sborsare qualcosa all’Agenzia delle Entrate sono i legatari Marta Fascina, Paolo Berlusconi e Marcello Dell’Utri.