Nell’ultimo anno la ricchezza finanziaria delle famiglie è salita a 6.150 miliardi (+4,5%), nonostante le incertezze e lo scenario geopolitico non certo stabile. Ma a rassicurare gli italiani c’è stato sicuramente da un lato un quadro di stabilità politica che ha contribuito a rafforzare la fiducia degli italiani e degli operatori economici e, dall’altro, il fatto che gli italiani forti della stabilità dell’esecutivo hanno iniziato a modificare i propri portafogli non lasciando la maggior parte dei risparmi fermi nel conto corrente, ma iniziando a guardarsi attorno e puntando su azioni, titoli, fondi e derivati.
«I numeri sui risparmi delle famiglie italiane raccontano una verità che spesso viene sottovalutata: l’economia del nostro Paese è più forte, resiliente e sorprendente di quanto non emerga dal dibattito quotidiano». Così Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, commentando un report realizzato dal Centro Studi di Unimpresa. «Un aumento di oltre 266 miliardi della ricchezza finanziaria in solo un anno non è certo un fatto episodico. Alla luce dei numeri, la ricchezza, nel 2025, è passata da 5.881,6 a 6.148,2 miliardi, con una crescita pari al 4,5 per cento. «Questo per il numero uno di Unimpresa, «è senza dubbio il segno di una solidità profonda, costruita nel tempo, che resiste sia alle incertezze internazionali sia alle tensioni cicliche».
I NUOVI INVESTIMENTI ITALIANI
Analizzando i dati emersi dal report diffuso da Unimpresa, negli ultimi 12 mesi, si vede che una quota crescente di capitali si è orientata verso strumenti finanziari più dinamici riducendo così parte della liquidità improduttiva. Insomma ora gli italiani, sempre più ricchi e consci di quanto possano investire per guadagnare più soldi, si concentrano di più sui titoli e meno sui depositi, anche se i conti correnti rimangono la singola voce più consistente del risparmio, visto che sono cresciuti da 1.112,4 miliardi nel 2024 a 1.140,9 miliardi nel 2025, con un aumento di 28,5 miliardi (+2,6%). Ciò detto la loro incidenza sul totale è scesa leggermente dal 18,9 al 18,6 per cento, segnalando che la liquidità continua ad aumentare in valore assoluto, ma sta perdendo centralità nella composizione complessiva della ricchezza.
Stando al report di Unimpresa, i depositi sono calati nell’ultimo anno passando da 444,4 a 432,5 miliardi, con una riduzione di 11,9 miliardi di euro (-2,7%) e una contrazione del peso dal 7,6 al 7 per cento.
LA RICCHEZZA ITALICA
«Si tratta certamente di un segnale positivo, che va accompagnato da politiche capaci di canalizzare una parte di queste risorse verso la crescita delle imprese, in particolare delle piccole medie imprese (pmi) che sono il vero e proprio motore dell’occupazione» spiega Longobardi, «investire nelle imprese significa creare lavoro stabile, innovazione, competitività e, in ultima analisi, rafforzare il tessuto sociale del Belpaese. Questo risultato è stato favorito» precisa il presidente di Unimpresa, «anche da un quadro di stabilità politica che negli ultimi anni ha contribuito a rafforzare la fiducia di famiglie e di operatori economici. La continuità dell’azione di governo e una gestione responsabile dei conti pubblici hanno infatti creato le condizioni per cui il risparmio non si è ritratto, ma, semmai, ha continuato a crescere.
È proprio su questa base di fiducia che adesso serve costruire la prossima fase: con meno incertezza, più investimenti produttivi e più crescita reale».
PIÙ TITOLI, AZIONI E FONDI
Come già detto, c’è un progressivo disimpegno delle famiglie dagli strumenti a più bassa remunerazione (leggasi depositi, ndr). Mentre sul fronte dei titoli emerge una netta differenziazione: i titoli a breve termine calano da 36 a 32,3 miliardi, perdendo ben 3,7 miliardi di euro (-10,3%), mentre i titoli a medio e lungo termine aumentano da 454,7 a 472,5 miliardi, con una crescita di 17,8 miliardi (+3,9%) e una quota stabile al 7,7 per cento.
La scelta sembra orientata verso strumenti con orizzonti temporali più lunghi e maggior stabilità. Il dato più significativo riguarda la componente più esposta ai mercati finanziari. Le azioni e altre partecipazioni crescono in modo marcato da 1.745,9 a 1.875,5 miliardi, con un incremento di 129,6 miliardi (+7,4%), portando così il loro peso dal 29,7 al 30,5% del totale. Pure le quote di fondi comuni registrano un importante aumento, passando da 794,2 a 857,7 miliardi, pari a +63,5 miliardi (+8%), con un’incidenza che sale dal 13,5 al 14 per cento.
Complessivamente, azioni e fondi rappresentano la parte più dinamica della crescita del risparmio nel 2025. Prosegue inoltre l’espansione delle riserve assicurative, che sono cresciute da 1.090,3 a 1.137,9 miliardi, con un incremento di ben 47,7 miliardi (+4,4%), mantenendo invariata la quota al 18,5%, ma confermando comunque il ruolo strutturale della previdenza e degli strumenti di protezione. In aumento pure i derivati e le stock option, che aumentando da 9,9 a 11,2 miliardi di euro, con una crescita di 1,2 miliardi (+12,4%), pur restando ancora una componente marginale del portafoglio.