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Serve un accordo tra States ed Eurolandia per bloccare i Brics

Le turbolenze internazionali per ora non pesano sui mercati. Ma le forze in campo stanno cambiando: è l'ora di agire
di Bruno Villois sabato 10 gennaio 2026

3' di lettura

Il turbolento inizio d’anno politico internazionale non ha intaccato il procedere positivo del 2025 dei principali mercati finanziari regolamentati occidentali. Lo S&P cresciuto di quasi 2 punti, il FtseMib di un punto e mezzo, il Cac di 2 punti e il Dax di quasi tre punti, un segnale di distinguo tra politica ed economia. Il disinvolto agire del Presidente Trump si basa su concrete e non rinviabili scadenze che non devono penalizzare l’Occidente a favore dell’Oriente, o meglio gli Usa da una parte e la Cina dall’altra - le cui economie, finanza, tecnologia e disegno militare offensivo -difensivo sono enormemente superiori a quelli dell’area Euro e di quella Pacifico -Oriente. 

Esiste, però, una differenza sostanziale sulle forze in campo tra la parte Occidentale e il resto del globo, senza dimenticare che il Mercosur é sostanzialmente orientato- Argentina a parte - verso la patria di Mao, condizione che giustamente vengono ritenute da Trump un rischio da ridimensionare ed arginare. Mi riferisco non solo al sodalizio Brics, a cui peraltro s’associano altri concreti patti -accordi - anti occidente - ai quali hanno aderito pure Giappone e Corea. Trump sta guardando ai Brics con la massima attenzione e preoccupazione, riservando loro soprattutto ai tre maggiori fondatori, Cina, Urss e India e agli ultimi arrivati, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, e convincendo all’uscita l’Argentina, possibile capofila dell’America meridionale, trovandosi come dirimpettaio al vertice Xi Jinping, con cui deve, ob torto collo, trattare alla pari. Economicamente ha cominciato con dazi a valanga ai Brics, ammonendo anche altri in ipotesi di adesioni a non farlo, in modo da scompaginare le mosse che intendono fare sui commerci mondiali e contro il dollaro e l’euro. I rischi dei Brics super forti, con il controllo dei commerci propri ma anche dei Paesi a cui fornire materie prime e manufatti, va a fortificare l’idea di un nuovo ordine mondiale cui si è messo alla guida Xi Jinping, il cui obiettivo è promuovere la cooperazione economica-politica tra i suoi aderenti. 

I membri del Brics sono accomunati da alcune caratteristiche comuni, quali la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione immensa, un enorme territorio, abbondanti risorse naturali, e già oggi un’incidenza sulla composizione del Pil mondiale per oltre il 40%, all’incirca il 50% perla popolazione mondiale e il 25% per i commerci planetari, col proposito di aumentare ciascuna percentuale di almeno il 10% entro la fine del decennio in corso. Una specie di «Big Bang» che aspira a cambiare gli equilibri geo-economici del mondo, puntando anche alla realizzazione di una valuta unica dei Brics. Il tentativo di ridurre il peso nel commercio mondiale di dollaro e dell’euro, è ormai dietro l’angolo, così come lo è l’idea di costruire una piazza finanziaria che raccolga le innumerevoli imprese dei Brics, in modo da limitare la strapotere di Dow Jones e Nasdaq. Ad arginare finora l’avanzata dei Brics sono state le differenze politiche ed economiche tra i suoi membri. Trump punta a far comprendere ad avversari e pseudo alleati, la concretezza delle sue decisioni. Tocca quindi agli europei associarsi o meno al disegno trumpiano, ricordando che Cina, Brics e Mercosur sono potenzialmente un tutt’uno contro Usa ed Occidente. Una mancata alleanza con gli Usa penalizzerebbe poco gli eredi di Washington e tantissimo Eurolandia.

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