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Il Fisco nel tuo conto corrente, controlli a raffica: il nodo del voto da 1 a 10

domenica 11 gennaio 2026

2' di lettura

Nel 2026 entrano in gioco nuovi fattori che possono far scattare un accertamento fiscale direttamente sul tuo conto corrente, rendendo molto più stretto il legame tra flussi finanziari e dichiarazioni fiscali. È in questo contesto che cambia definitivamente la strategia dell’Agenzia delle Entrate, che abbandona i controlli generalizzati per puntare su verifiche selettive e ad alto rendimento. Grazie alle analisi di Sogei, il Fisco incrocia oggi circa 200 banche dati per individuare i contribuenti con profili di rischio elevato, utilizzando come bussola lo score di affidabilità fiscale basato sugli ISA.

Ogni titolare di partita IVA riceve un punteggio da 1 a 10. Con un valore pari o superiore a 8 si entra in un circuito premiale che riduce i tempi di accertamento, limita i controlli preventivi e consente di compensare crediti IVA fino a 70.000 euro senza visto di conformità. Scendere sotto 6, invece, comporta l’inserimento automatico nelle liste dei soggetti da verificare.

Un voto basso non equivale a una prova di evasione, ma è un segnale che l’algoritmo non ignora. Il sistema analizza oltre 1.100 codici attività, mettendo in relazione dati contabili, struttura dell’impresa e territorio. Così può emergere, ad esempio, se un’attività con alti costi di affitto e personale dichiara ricavi incompatibili con la zona in cui opera.

Il quadro dei controlli per il 2026 è tracciato nel PIAO: 320mila verifiche sostanziali annue, a cui si aggiungono 75mila interventi della Guardia di Finanza. La pressione cresce soprattutto sulle imprese medie, con un aumento del 20% già nel 2026 e proiezioni che arrivano vicino al 50% entro il 2028.

Le segnalazioni partono soprattutto dagli squilibri tra costi e ricavi. Magazzini e dipendenti costosi a fronte di fatturati minimi, margini troppo bassi rispetto alla media di settore, crediti IVA anomali, acquisti dall’estero incoerenti o incassi POS superiori ai corrispettivi dichiarati sono tutti indicatori che possono innescare l’accertamento.

In questo contesto pesa anche il concordato preventivo biennale. L’adesione è facoltativa, ma chi resta fuori finisce sotto una lente più potente: "L'Agenzia delle entrate e il Corpo della Guardia di finanza programmano l'impiego di maggiore capacità operativa per intensificare l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato preventivo biennale o ne decadono". In pratica, il legislatore ha scelto di concentrare le risorse proprio su chi non accetta questo patto con il Fisco.

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