«Si tratta del più grande accordo mai negoziato dall’Unione, un’intesa che si può definire storico per l’Ue, per l’Italia e per una parte molto importante del continente latino americano, cui siamo profondamente legati. E non solo per gli aspetti di natura commerciale, ma anche per quelli politici». A parlare ieri è stato il vicepremier nonché ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando l’accordo col Mercosur. «L’intesa» ha proseguito il numero uno della Farnesina, «è anche frutto del lavoro fatto in stretta sinergia col premier e il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. In più, ha precisato Tajani, grazie all’azione negoziale dell’esecutivo, «sono state inserite robuste clausole di salvaguardia e contingenti di importazione per prodotti sensibili e viene prevista la tutela di numerose Indicazioni Geografiche (Ig) europee, fra le quali ben 57 italiane».
Per le imprese legate al Sistema Italia cambia qualcosa di importante visto alla fine del periodo di «rodaggio» l’Italia guadagnerà 14 miliardi di export in più. Guardando nel dettaglio, la sola eliminazione degli elevati dazi del Mercosur consentirà agli esportatori Ue di risparmiare oltre 4 miliardi di dazi doganali l’anno. Poi le esportazioni - ricordiamo che l’Italia ha un avanzo commerciale verso il Mercosur, 7,7 miliardi di export contro 6 miliardi di import saranno facilitate da procedure doganali più semplici e agevoli».
A fargli eco, il ministro Lollobrigida: «L’accordo non è più quello di un anno fa. Nella lunga trattativa abbiamo avanzato richieste per ottenere regole che rispondano a un preciso principio: i prodotti in arrivo In Europa non possono contenere residui di sostanze vietate agli agricoltori Ue. Alla base della competitività devono infatti esserci regole uguali per tutti. Si tratta comunque di un’intesa che abbiamo sempre giudicato positivo per una nazione esportatrice come l’Italia».
A intervenire sull’accordo è stato pure Marco Cerreto, deputato di FdI e capogruppo in Commissione Agricoltura: «Abbiamo introdotto meccanismi di protezione e di reciprocità adeguati, come l’abbassamento della soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5% e il rafforzamento dei controlli sulle merci che entrano nella Ue per tutelare i nostri agricoltori e le filiere agroalimentari. Il principio di reciprocità è il perno attorno cui si snodano le scelte di Governo, che non deve valere solo nei rapporti col Mercosur, ma in tutti gli scambi».
Infine il Centro Studi di Unimpresa ha realizzato un report secondo cui agroalimentare e bevande, sostenuti dalla riduzione dei dazi e dal riconoscimento delle Ig, potrebbero registrare nel prossimo triennio un incremento di oltre 160 milioni di euro, mentre gomma, plastica, arredo e design e gli strumenti medici e di precisione beneficerebbero della riduzione delle barriere tecniche e della semplificazione normativa. «L’accordo commerciale tra Ue e Mercosur potrebbe generare un forte impulso all’export delle pmi nel triennio 2026-28.
Le esportazioni italiane verso i Paesi del Mercosur potrebbero infatti crescere in media del 40%, passando dagli attuali 7,4 miliardi a oltre 10,4 miliardi, con un incremento totale vicino ai 3 miliardi. La crescita sarebbe trainata per lo più dai settori manifatturieri a maggior valore aggiunto, a partire dai macchinari e dalle apparecchiature elettriche, che oggi valgono 3,1 miliardi di export e potrebbero superare quota 4,3 miliardi di euro a fine triennio.