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Giorgia Meloni, il Financial Times: "Idea geniale sull'energia"

di Michele Zaccardi venerdì 27 febbraio 2026

4' di lettura

«L’Italia lancia un’idea geniale per ridurre i prezzi dell’energia elettrica». Titola così il Financial Times. L’entusiastica promozione da parte del principale quotidiano economico del mondo della misura allo studio del governo appare giustificata dai numeri e dal fatto che si tratta di una mossa dirompente nei suoi effetti. Non a caso, scrive il giornale, «Roma è la prima (capitale in Europa, ndr) a rompere gli schemi per rivedere la struttura generale del mercato e i costi per renderlo più verde».

Come spiega il Financial Times, i Paesi europei hanno adottato diverse misure per tagliare i costi delle bollette. La Spagna, ad esempio, dopo l’invasione dell’Ucraina ha introdotto un tetto al prezzo, mentre il Regno Unito di recente si è fatto carico del costo di alcuni sussidi presenti nelle bollette. Tuttavia, prosegue il quotidiano, «finora i governi hanno lasciato intatta la struttura complessiva del mercato elettrico - incluso il costo della sua decarbonizzazione. L’Italia è la prima a rompere i ranghi». Per capire bisogna fare un passo indietro.

REGOLE UE
Le regole europee obbligano le centrali a gas a pagare una tassa sulle emissioni di carbonio (i certificati Ets) che però fanno aumentare non solo il prezzo dell’elettricità prodotta da fonti fossili, ma di tutta. E non si tratta di poca roba: secondo alcune stime, i costi del carbonio rappresentano tra un quinto e un quarto del prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia, che si aggira intorno ai 100 euro per megawattora.

Il motivo di questo legame tra fonti rinnovabili e non è che, nonostante le fonti pulite rappresentino gran parte della produzione nazionale, le centrali a gas sono ancora il «fornitore marginale di elettricità». Ovvero generano energia quando le rinnovabili non lo fanno. Per questo i loro costi operativi determinano il prezzo dell’energia proveniente da tutte le fonti.

Insomma, pur producendo meno del 40% dell’elettricità consumata in Italia, le centrali a gas ne determinano il prezzo per una quota doppia.
Ma ora il governo sta cercando di rompere questo legame (il famoso “disaccoppiamento”). In sostanza vuole ridurre i prezzi all’ingrosso rimborsando ai produttori di energia i certificati di emissione di carbonio che devono acquistare, recuperando poi il costo direttamente dalle bollette dei clienti.

I consumatori pagherebbero così la carbon tax solo sul 40% dei loro consumi (e cioè la quota soddisfatta dalle centrali a gas) invece che sull’80%. Il beneficio netto per i consumatori è stimato intorno ai 10 euro per megawattora. In realtà, spiega il Financial Times, «il risparmio effettivo potrebbe essere inferiore: centrali a gas più economiche potrebbero conquistare maggiore quota di mercato. Prezzi all’ingrosso più bassi aumenterebbero inoltre quanto il governo deve versare ai produttori di rinnovabili nell’ambito degli accordi di prezzo esistenti».

Inoltre, l’Italia è interconnessa con i Paesi vicini. Questo significa che, se i prezzi all’ingrosso scendessero, parte delle esportazioni di energia idroelettrica dalla Svizzera verrebbe deviata dall’Italia verso Germania e Austria, abbassando i prezzi anche lì e riducendo parte del beneficio per i consumatori italiani.

Ciò nonostante, sottolinea il quotidiano, «resta un’idea interessante». Certo, è difficile che Bruxelles la autorizzi così com’è. Eppure, conclude il Financial Times, la proposta ha il merito di avviare un dibattito su un tema cruciale per l’intera economia europea.

Del resto l’impegno sui costi dell’energia è stato ribadito ieri dalla stessa premier, Giorgia Meloni, in occasione delle dichiarazioni congiunte con il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, al termine del bilaterale a palazzo Chigi. «Una priorità che consideriamo assoluta» ha detto, «sono i costi dell’energia». «L’impegno che abbiamo assunto» ha proseguito la premier «è quello di costruire risposte concrete, già al Consiglio europeo di marzo, perché non possiamo chiedere alla nostra impresa di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor».

DIMENSIONE EUROPEA
«Il governo italiano» ha aggiunto «da questo punto di vista ha recentemente approvato un decreto che io considero ambizioso e coraggioso, nel quale sono contenute anche alcune norme che necessitano ovviamente di portare il dibattito alla dimensione europea, la questione degli Ets prima di tutte. Quindi stiamo portando avanti un lavoro che ha una strategia che coinvolge tanto il livello nazionale quanto il livello europeo».

Sul tema è intervenuto anche il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. «Il sistema Ets dell’Ue è un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività» ha detto da Bruxelles nel corso della riunione dei Paesi “Friends of Industry”. Per questo, ha annunciato, «chiederemo alla Commissione europea la sospensione fino a una sua profonda revisione che intervenga sui parametri di riferimento delle emissioni e sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite».

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