«Senza di lui? Dove finiranno spread e borsa se Draghi torna a fare il nonno. Da quando è arrivato al governo Piazza Affari è salita del 22% e il Pil del 6%. Ma ora la corsa al Quirinale rende incerto il futuro del premier», questo era il titolo di prima pagina di Milano Finanza del 22 gennaio 2022 che raffigurava un Mario Draghi di spalle pronto all’addio. Un mese prima del conflitto tra Russia e Ucraina, con i tamburi di guerra che riecheggiavano all’orizzonte, per Milano Finanza ma anche per la gran parte del mainstream il tema principale era la corsa al Quirinale e il dramma il possibile addio da Palazzo Chigi di Mario Draghi. Per quelli come me che lavorano in borsa dagli anni novanta, Milano Finanza è l'equivalente di Barron’s negli Usa, però rivisto con gli occhi di oggi e con tutto quello che è accaduto, il titolo lascia molte perplessità.
Era il febbraio del 2022, a Pechino si svolgevano le olimpiadi invernali, le truppe russe si ammassavano al confine con l’Ucraina ma per i nostri esperti non ci sarebbe stata la guerra, perché Putin non avrebbe mai osato fare quel gesto definito scellerato. Sui mercati si poteva stare tranquilli, nonostante i prezzi delle materie prime fossero in costante crescita e l’inflazione si fosse risvegliata da un lungo letargo. Ricordate le parole di Lagarde e Powell? L’inflazione è temporanea, anzi è transitoria, nessuno capiva e nonostante i grandi centri studi, non c’erano le contromisure da applicare in caso di crisi.
Una delle poche voci fuori dal coro fu Alessandra Manuli (Hedge Invest): «Attenzione, sarà un anno molto complicato, pericoli da non sottovalutare». E l’Italia? «Piazza Affari? Tra i mercati più interessanti». Anche senza Draghi aggiungo io. Poi la guerra è scoppiata e le prime reazioni sono state: crollo delle borse generalizzato, impennata del gas (+60% in un giorno) e del petrolio, caduta del Bitcoin e gli investitori dopo annidi grandi guadagni scoprirono che sui bond si può anche perdere. E fu una grave caduta: -30% in un anno. Quattro anni dopo, spenta la fiamma olimpica a Milano, la situazione sembra ripetersi con le borse che si trovano sui top, il Bitcoin che ha già cominciato il calo e il petrolio che tenta lo sprint.
Ma ci sono anche delle differenze, oro e argento salgono, invece di calare e i bond in Usa prezzano tassi in crescita. Anche questa volta non sarà facile, soprattutto perché dopo aver alzato le aspettative di rendimento ora il mainstream spargerà il panico. Il problema principale degli investitori è che non sanno distinguere un «bear market» da una correzione dentro un «bull market». La bella notizia è che con Meloni e senza Draghi non c’è stata nessuna catastrofe, anzi! In quel Milano Finanza c’era un altro titolo: «America, yes I Khan. L'intervista alla numero uno dell'antitrust Usa che spiega come batterà i nuovi monopoli». Su questo tema sembra che l’AI stia facendo più male sia della politica sia della guerra.
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