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Pensione di reversibilità, l'Inps sbaglia i calcoli e rivuole 26mila euro

mercoledì 4 marzo 2026

pensioni crisi

2' di lettura

Anche se a sbagliare è l'Inps, paga il conto il contribuente. La vicenda è quella di un ex ufficiale dell'Esercito, il quale dopo 25 anni di regolari pagamenti della pensione di reversibilità si è visto arrivare a casa un conto da 26mila euro che era chiamato a restituire. Una mazzata, una richiesta figlia di un errore di calcolo compiuto dall’istituto previdenziale e scoperto solo a distanza di oltre due decenni.

Il caso, raccontato dal Messaggero Veneto, riguarda un ex militare che dopo la morte della moglie aveva iniziato a percepire la pensione di reversibilità prevista per il coniuge superstite. L’importo dell’assegno era stato stabilito direttamente dall’Inps e per circa venticinque anni era stato versato con regolarità, senza contestazioni né verifiche particolari.

La situazione è cambiata soltanto recentemente, quando l’ente ha avviato una serie di controlli interni sulle prestazioni in pagamento. Proprio durante queste verifiche sarebbe emerso un errore nel calcolo originario della pensione: secondo la ricostruzione del Messaggero Veneto, per anni l’ex ufficiale avrebbe percepito una somma superiore a quella effettivamente dovuta.

Da qui la richiesta dell’Inps di restituire la differenza tra quanto erogato e quanto, secondo i nuovi calcoli, sarebbe spettato. Il conto presentato al pensionato ammontava a circa 26 mila euro. Una richiesta che ha sorpreso l’uomo, anche perché l’errore non sarebbe legato a dati inesatti o a omissioni da parte sua, ma esclusivamente al modo in cui l’importo era stato determinato all’origine dall’istituto previdenziale. Proprio su questo punto si è sviluppato il contenzioso.

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La vicenda è finita davanti alla Corte dei Conti, competente per alcune controversie in materia pensionistica pubblica. L’ex ufficiale ha sostenuto di aver sempre percepito l’assegno in buona fede, limitandosi a ricevere quanto stabilito dall’Inps senza fornire informazioni scorrette né omettere comunicazioni rilevanti. I giudici contabili hanno accolto questa ricostruzione. La Corte avrebbe infatti riconosciuto che l’errore nel calcolo della pensione era imputabile all’Inps e non al pensionato, escludendo quindi l’obbligo di restituire le somme.

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Una decisione che si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: quando l’indebito nasce da un errore dell’amministrazione e il beneficiario ha agito in buona fede, la richiesta di restituzione può essere considerata illegittima. In sostanza, se il pensionato si limita a incassare quanto accreditato dall’ente senza aver contribuito all’errore, non può essere chiamato a pagare per uno sbaglio altrui.

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