Tre casi in cronaca dicono a che punto siamo arrivati con l’eccesso del diritto e il governo dei giudici: le indagini sul caso Striano; l’inchiesta aperta sulla scalata di Mps a Mediobanca; la vicenda della “famiglia nel bosco”. Sono tre esempi che spiegano bene come la giustizia sia in una fase “no limits”.
1) Il caso Striano. Tra migliaia di pagine e “bersagli” è un manuale di guerra politica: le persone e istituzioni su cui l’ufficiale della Guardia di Finanza lanciava le sue ricerche nelle banche dati riservate dello Stato (che poi venivano girate a giornalisti amici di testate di sinistra) erano quasi tutte del centrodestra e l’apertura di Libero oggi racconta come nel mirino fosse finita la Lega di Matteo Salvini.
L’impulso alle indagini (con la segnalazione a ben 4 procure) veniva dato da Federico Cafiero De Raho che all’epoca dei fatti (nel 2019) era procuratore nazionale Antimafia e oggi è un parlamentare del Movimento Cinque Stelle che siede nella Commissione Antimafia che indaga sul caso Striano su cui lo stesso De Raho è stato interrogato. È un incredibile testacoda parlamentare che nessuno ha risolto.
2) Il caso Mps-Mediobanca. L’apertura dell’inchiesta è la logica conseguenza di uno scontro epocale tra il salotto della finanza italiana (di solida tradizione progressista e con totale immunità diplomatica) e il governo di centrodestra che ha il suo legittimo programma di politica economica, tutela del risparmio e difesa della sovranità finanziaria. La magistratura entra a gamba tesa in una partita che prima che economico-finanziaria è politica: non c’è un solo esecutivo nell’Unione europea che non si interessi del risiko bancario, tutti proteggono l’interesse nazionale, ma solo in Italia la magistratura pretende di sostituirsi alla politica, il bersaglio non sono Caltagirone, Delfin e Mps, ma il governo nella persona del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Siamo di fronte a una gigantesca battaglia tra il costituzionale primato della politica e il dispotismo del governo dei giudici.
3. La famiglia nel bosco. Il caso è chiuso, ma le ferite restano tutte aperte, esposte alla vista dell’opinione pubblica che ha reagito con grande partecipazione alla vicenda incredibile dei bambini e dei genitori “divergenti” rispetto all’interpretazione a una dimensione che la magistratura ha dato dell’esistenza e della libertà. Questa vicenda è la più grave perché ha fornito la prova dell’estensione del dominio del giudice, del tribunale, della “macchina” e del “sistema”, un ingranaggio che può schiacciare la vita di un uomo, ridurre una famiglia all’infelicità, segnare per sempre l’immaginario dei bambini. La famiglia nel bosco è la storia della giungla metropolitana del governo dei giudici.