Quer pasticciaccio brutto de via Merulana… direbbe Carlo Emilio Gadda. Qui, però, parliamo di pensioni. Cosa succede? Beh, che a marzo migliaia di italiani si sono ritrovati con un assegno più ricco del previsto. Qualcuno ha pensato a un bonus, altri a un conguaglio favorevole. Illusioni.
Perché era tutto un errore. E adesso parte il contrordine: restituire tutto. Subito, o quasi. Parliamo di cifre tutt’altro che simboliche. Fino a mille euro in più finiti nelle tasche di circa 15-20 mila pensionati, per un calcolo sbagliato legato alle detrazioni fiscali. Il problema? Quelle detrazioni non erano dovute. O meglio: spettavano ai lavoratori, non ai pensionati. Ma qualcuno, nei meccanismi dell’Inps, ha deciso di applicarle lo stesso. Risultato: assegni gonfiati e ora da “sgonfiare”. E qui parte il cortocircuito. Perché da aprile scattano le trattenute. Per importi più bassi si procede subito, senza troppe cerimonie. Per quelli più alti, invece, si spalma il recupero nei mesi successivi. Una toppa, più che una soluzione. Il piano è già scritto: “chi ha ricevuto mille euro in più dovrà restituire circa 125 euro al mese”.
Otto mesi di tagli. Otto mesi di pensioni più leggere. In un momento in cui, tra bollette e spesa, ogni euro conta. E intanto monta la rabbia. Perché la sensazione è sempre la stessa: quando sbaglia il cittadino paga subito. Quando sbaglia lo Stato, paga comunque il cittadino. Nessuno sconto, nessuna trattativa. L’Inps prova a metterci una pezza parlando di recuperi “graduali” per “limitare il disagio”. Piano fallito, perché il disagio resta eccome. E la fiducia si sgretola all’ennesimo “errore loro, rimedio tuo”.