I controlli del Fisco sui bonifici bancari restano frequenti, ma la giurisprudenza recente ne ha ridefinito i limiti. Con la sentenza n. 2211 del 3 febbraio 2026, la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che non è possibile applicare una tassazione automatica ai movimenti bancari, imponendo ai giudici di valutare le prove fornite dal contribuente. In particolare, i bonifici tra familiari non possono essere considerati reddito imponibile in modo automatico.
Alla base dei controlli resta la cosiddetta presunzione bancaria prevista dal DPR 600/1973, secondo cui ogni versamento non giustificato può essere considerato reddito non dichiarato. Tuttavia, tale principio è stato ridimensionato negli anni: non si applica più ai prelievi per lavoratori dipendenti e professionisti, mentre continua a valere per le imprese.
L’Agenzia delle Entrate dispone di strumenti avanzati, come l’Archivio dei Rapporti Finanziari, che consente di monitorare saldi e movimenti dei conti correnti e di incrociare i dati con le dichiarazioni fiscali. I controlli scattano soprattutto in presenza di anomalie, valutate non solo in base agli importi ma anche alla frequenza delle operazioni, alle causali e alla coerenza con il profilo del contribuente.
Particolare attenzione è riservata ai bonifici di importo elevato non giustificati, a quelli incoerenti con l’attività svolta, ai trasferimenti dall’estero, soprattutto da Paesi a fiscalità privilegiata, e alle operazioni con causali generiche o assenti. Sotto osservazione anche i conti cointestati, per i quali è necessario dimostrare la reale titolarità delle somme. In tutti questi casi, spetta al contribuente fornire documentazione idonea a dimostrare che le somme ricevute non costituiscono reddito imponibile.