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La transizione ecologica tra geopolitica e industria

Al forum promosso dalla Cassa di previdenza di ragionieri ed esperti contabili il dibattito sul rapporto tra sicurezza energetica e riduzione delle emissioni
di Bruno Marrone martedì 12 maggio 2026

4' di lettura

La sicurezza energetica, la transizione ecologica e il futuro industriale dell’Italia tornano al centro del dibattito politico ed economico. A oltre tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina, con il nuovo conflitto in Medio Oriente la crisi geopolitica ha modificato profondamente gli equilibri europei e imposto ai governi la necessità di ripensare modelli di approvvigionamento, strategie industriali e investimenti infrastrutturali. È in questo contesto che si è svolto il Cnpr Forum dal titolo “Il sorpasso verde: c’è chi ha già vinto la corsa alle energie pulite. L’Italia rischia di comprare il futuro invece di costruirlo”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Un confronto che ha riunito esponenti di maggioranza e opposizione su uno dei temi più strategici per la competitività del Paese: la capacità dell’Italia di costruire una vera autonomia energetica senza perdere la sfida della sostenibilità. Nel corso del dibattito è emersa con chiarezza una convinzione condivisa: l’Italia non può più permettersi di dipendere da un’unica fonte o da un unico fornitore energetico. Restano però profondamente diverse le ricette politiche per raggiungere questo obiettivo.

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Secondo Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia, la priorità resta quella della diversificazione degli approvvigionamenti energetici, soprattutto alla luce di quanto accaduto dopo il 2022. «L’indipendenza dalle fonti fossili non può essere raggiunta facendo affidamento esclusivamente sulle risorse presenti nel nostro Paese», ha spiegato, ricordando come i giacimenti italiani di gas e petrolio non siano sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale. Secondo l’esponente azzurro, la guerra in Ucraina ha rappresentato uno spartiacque che ha evidenziato tutta la fragilità del sistema energetico italiano, fortemente legato al gas russo. Oggi, invece, il quadro è radicalmente cambiato grazie alla diversificazione delle forniture provenienti da Algeria, Libia e Azerbaigian attraverso il TAP, il gasdotto transadriatico che negli anni era stato fortemente contestato. «Oggi è evidente quanto quell’opera sia stata strategica», ha sottolineato Cattaneo, evidenziando anche il ruolo dei rigassificatori che consentono all’Italia di acquistare gas liquefatto sui mercati internazionali e ridurre il rischio di dipendenze geopolitiche.

Sempre sul fronte della maggioranza, Andrea Barabotti della Lega ha rivendicato il lavoro del governo Meloni sul tema della sovranità energetica, indicata come uno degli obiettivi strategici dell’esecutivo. «Ridurre le dipendenze dall’estero significa rafforzare competitività, autonomia e sicurezza», ha spiegato. Barabotti ha ricordato le misure adottate per semplificare gli iter autorizzativi delle energie rinnovabili e la revisione del Piano nazionale energia e clima, sottolineando il ruolo che potrebbero avere fotovoltaico, eolico offshore e tecnologie avanzate nella costruzione di un nuovo mix energetico nazionale. Nel ragionamento della Lega rientra anche il nucleare di nuova generazione, considerato uno strumento essenziale per garantire continuità produttiva e stabilità del sistema. Una prospettiva che, secondo il leghista, dovrebbe essere accompagnata dalla costruzione di una filiera industriale italiana capace di valorizzare competenze storiche del Paese, dalla siderurgia alla meccanica avanzata, fino alla produzione di componentistica per il fotovoltaico e l’eolico offshore.

Un’impostazione contestata duramente dalle opposizioni. Per il senatore del Movimento 5 Stelle Luigi Nave, infatti, l’Italia starebbe accumulando un ritardo significativo proprio sul terreno della transizione ecologica. “L’esecutivo ha solo il pallino del nucleare”, ha affermato, accusando il governo di aver rallentato lo sviluppo delle comunità energetiche e delle energie rinnovabili. Secondo Nave, il Paese starebbe rinunciando a valorizzare appieno le proprie risorse naturali – sole, vento e mare – continuando invece a investire su trivellazioni, rigassificatori e ipotesi nucleari considerate troppo costose e lontane nel tempo. «L’Italia dovrebbe trasformarsi da importatore di tecnologie a produttore e innovatore nel settore delle rinnovabili», ha sostenuto, indicando nella costruzione di una filiera industriale nazionale la vera chiave per sostenere imprese e famiglie e rafforzare la sovranità energetica.

Critiche analoghe sono arrivate anche dal Partito Democratico. Per il deputato Marco Simiani, il governo non avrebbe affrontato correttamente la sfida della transizione energetica, bloccando strumenti di efficientamento e cancellando incentivi che avevano sostenuto famiglie e imprese nella riqualificazione energetica degli edifici. Simiani ha evidenziato l’assenza di una strategia strutturata sulle rinnovabili e di una reale politica energetica europea condivisa. «La pianificazione deve essere costruita a livello europeo», ha spiegato, sottolineando come solo una strategia comune possa ridurre i costi energetici e alleggerire le bollette di famiglie e imprese.

Secondo il parlamentare dem, il rischio è che il dibattito sul nucleare si trasformi in un confronto ideologico senza effetti concreti nel breve periodo, mentre servirebbero investimenti immediati su innovazione, reti energetiche, accumulo e produzione da fonti pulite. Il forum ha così fotografato un’Italia ancora divisa sulle modalità con cui affrontare la transizione energetica, ma consapevole della centralità del tema per il futuro economico del Paese.

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