I costi della burocrazia nel nostro Paese continuano a costituire un danno per il sistema economico, soprattutto per le micro imprese e per le famiglie, che è sfociato in una insostenibilità perniciosa. Primari enti di ricerca ritengono che la sua incidenza sia superiore al 12% del Pil. E da un tempo ormai infinito i costi della burocrazia sono ritenuti dalla politica di ogni colore insostenibili e quindi da azzerare. Peccato che nessuno, oltre agli annunci, abbia dato corso a progetti legislativi mirati a ridurne l’impatto. Il modello burocratico italiano ha tra le sue pecche, almeno un doppione obbligatorio per ogni tipo di pratica, così come sono significativamente elevati i costi per rendere ufficiale ogni atto. Per le imprese la burocrazia è come una tassa occulta che varia da poche decine di migliaia di euro a molte centinaia di migliaia l’anno per ogni azienda. Purtroppo ogni legislatura invece di tagliare le norme in vigore ne aggiunge di nuove, complicando ulteriormente la vita delle imprese sopratutto piccole e piccolissime.
Si può stimare che la burocrazia costi al sistema economico oltre 80 miliardi di euro annui, tra spese dirette, consulenze e tempo dedicato a procedure amministrative che, nonostante la continua evoluzione delle procedure digitalizzate, continuano ad essere gestite in modo tradizionale dalle amministrazioni pubbliche.
Anche la burocrazia locale ha la sua parte di colpa che ammonta a circa 15 miliardi l’anno, poco più di 251 euro pro capite. Così come la giustizia civile ha anch’essa significative responsabilità che si traducono in circa 40 miliardi di euro ogni anno. A partecipare al grande tavolo imbandito dagli sprechi ci sono quelli della sanità che ammontano a oltre 25 miliardi di euro annui. E a completare la lista dell’asfissiante burocrazia c’è lo Stato che ha circa 50 miliardi di euro di debiti con i fornitori, spesso legati a ritardi burocratici. Debiti che non di rado mandano gambe all’aria le imprese creditrici.
A provare a demolire le condizioni che determinano un tale guazzabuglio di costi, ci sarebbe il Pnrr che prevede la semplificazione di centinaia di procedure, per ridurre l’impatto su cittadini e imprese, ma che ad oggi ha solo molto parzialmente funzionato.
Una burocrazia così invasiva, mai limitata realmente, sottopone imprese, famiglie e persone a una pressione inaccettabile che per di più si autoalimenta anche a causa dell’entrata in vigore di norme sempre nuove, diventando un nemico della crescita del Paese, incoraggiando sia l’evasione fiscale che la ritrosia di molta parte della popolazione a rispettare regole e metodi gestionali del sistema pubblico.
La riforma della burocrazia dovrebbe essere ai primi posti dell’agenda di questo governo e di quelli che seguiranno. La modernizzazione del Paese impone alla politica e sempre più anche alle grandi imprese, che a loro volta, come capi filiera, impongo esse stesse regole burocratiche finalizzate esclusivamente al loro interesse, di definire un codice burocratico lineare e semplice, abbattendo i costi e i tempi. Un codice che sia in grado di facilitare la vita di tutti.