La Lega rilancia l’ipotesi di estendere la pensione anticipata a 64 anni anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e rientrano quindi nel sistema misto. La proposta prevede almeno 25 anni di contributi, ma impone il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo.
Secondo le simulazioni della Cgil, aggiornate al 6 settembre, questo meccanismo comporterebbe una riduzione media del 10,6% dell’assegno. Nei tre profili analizzati, la perdita permanente varia da circa 183 a 366 euro lordi al mese, a seconda della retribuzione e della storia contributiva.
C’è inoltre una soglia minima da rispettare: nel 2026 la pensione dovrebbe raggiungere almeno 1.638,72 euro lordi mensili, pari a tre volte l’assegno sociale. Chi non riuscisse a superarla potrebbe utilizzare il Tfr trasformandolo in una rendita mensile. Nei casi con redditi più bassi, tuttavia, nemmeno l’intero Tfr potrebbe essere sufficiente.
La misura, dunque, allargherebbe formalmente la platea degli aventi diritto, ma non garantirebbe a tutti l’uscita anticipata. Potrebbero restare esclusi soprattutto i lavoratori con carriere discontinue, redditi bassi o periodi di part-time. Per chi scegliesse di uscire a 64 anni, il vantaggio sarebbe iniziare a percepire la pensione prima, ma a fronte di un assegno pubblico più basso per tutta la vita e, in alcuni casi, della rinuncia alla disponibilità immediata del Tfr. La convenienza dipenderebbe quindi dalla situazione contributiva individuale.