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La Ue mette nel mirino le case degli italiani: ecco come ci vogliono rapinare

di Fabio Dragoni domenica 6 settembre 2026

3' di lettura

Leggo la bozza di regolamento Ue studiata per limitare gli affitti brevi e addirittura impedire la possibilità di compravendita di beni immobili se non adibiti a prima casa in aree soggette a “stress abitativo”. Un pensiero emerge. Quella dell’Unione Europea non è una patologia. Mi riferisco alla sua inarrestabile tendenza a sfornare nuove leggi. Queste si affiancano, spesso si sovrappongono e quasi sempre sostituiscono le normative approvate dai parlamenti nazionali. Nel caso del cosiddetto Affordable Housing Act (Legge sulle abitazioni a buon mercato) «i Comuni che vogliono limitare gli affitti brevi potranno agire sotto la protezione dell’ombrello delle norme europee. E potrebbe essere un ombrello parecchio ampio» riportava ieri il Sole 24 Ore quasi compiaciuto. No!

Quella di Bruxelles non è una malattia. È un vero e proprio “orgasmo regolamentare”. L’estasi del burocrate strapagato - si badi bene - non per non fare nulla ma per rendere infernale la vita di chi lavora. Se almeno fosse retribuito per non fare niente potremmo accettarlo.

Ma accanto a questo godimento ideologico si nasconde spesso e volentieri anche un orgasmo molto più carnale fatto di soldi in contanti che passano di mano. Ricordate il cosiddetto Qatargate e Panzeri che gettava i contanti nella spazzatura? Convinci gli uffici giusti dentro la burocrazia europea e ti ritrovi una “legge cappio” (per noi comuni mortali) fatta su misura però per il lobbista di turno. Norma che si applica immediatamente in tutti e 27 i paesi membri. Vuoi mettere la fatica di convincere 27 diverse amministrazioni nazionali?
Svolgi il tuo lavoro - e bene - con una burocrazia sola e passa la paura.

MANO LIBERA AI COMUNI
Se passasse questo regolamento per i piccoli proprietari di appartamenti continuare a mettere a reddito il proprio appartamento si farebbe assai più dura. I comuni avrebbero mano libera con l’ausilio di statistiche più o meno genuine, più o meno massaggiate (tipo il rapporto fra reddito mediano e prezzo medio), a sostenere che una particolare area di una città (ma perché no tutta) sia soggetta a “stress residenziale”. Quindi paghi la Tari? Si! Paghi l’Imu? Si! Puoi affittarla pochi giorni ai turisti? No! Il Comune potrà limitare questo tuo diritto di proprietà? Premesso che lo fa già oggi in alcune città come Firenze, domani potrà farlo ancora di più. Perché “ce lo chiede l’Europa”. Ed il diritto di proprietà? Chi se ne frega.

Così ha deciso Bruxelles. In compenso gli albergatori non saranno affatto scontenti di questo regolamento. Strano come una salita vista dal basso sembri una discesa osservata dall’alto. Il Regolamento non è ancora in vigore, circolano delle bozze. Ma quando un regolamento è in bozza, purtroppo è già tardi. È come se si muovesse una palla di neve che scendendo si ingrossa per diventare una valanga a valle. Nella fattispecie parliamo di un regolamento che una volta approvato sarebbe subito in vigore ed immediatamente applicabile.

A differenza di una direttiva su cui invece i singoli Stati hanno qualche margine di flessibilità nella tempistica di applicazione e nella modalità di interpretazione. Il processo normativo di Bruxelles funziona su iniziativa della Commissione Ue. È lei che propone le bozze. Non può farlo il Parlamento. Questo può solo emendare o bocciare il testo. Quest’ultima è una prassi però sconosciuta. Tuttalpiù il testo viene lasciato a bagno maria in vista di tempi migliori. E comunque il Parlamento deve approvare lo stesso testo se è d’accordo anche il Consiglio Ue la cui presidenza cambia a turno ogni sei mesi. E qui l’approvazione avviene quasi sempre a maggioranza qualificata. Almeno 15 stati che rappresentino almeno il 65% della popolazione. Se l’Italia facesse parte di quei dodici Stati che non arrivano al 35% della popolazione? Pippa! Quella legge ci arriva in testa. Con questo schema l’UE ha prodotto dal 1994 al 2025 circa 5.000 atti legislativi. In pratica una norma un giorno sì ed uno no. Escludendo sabati, domeniche e feste comandate sono due leggi ogni tre giorni. Godono come ricci a Bruxelles. Chissà ai danni di chi!

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