Roma, 20 lug. - (Adnkronos) - "Il paese e' retto da Nazarbaev da quando e' finita l'Uniove sovietica. E da allora c'e' stata una continuita' nel tipo di sistema politico che non ha portato a nessuna significativa riforma in tema di democrazia, diritti umani e Stato di diritto". Matteo Mecacci, ex deputato radicale del Pd, racconta la sua passata 'esperienza kazaka' proprio oggi che divampano le polemiche sul caso Ablyazov. "Sono stato 4 volte in Kazakistan. Ricordo, in particolare, la visita del 2011, in occasione delle elezioni presidenziali, come osservatore dell'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa. Ero vicecapo della delegazione Ocse: e' stata un'esperienza importante fare il monitoraggio dell'affluenza al voto, perche' accertammo che non erano stati rispettati gli standard democratici. E nonostante questo, alla fine Nazarbaev vinse con il 95% dei voti". "Nel tempo -spiega l'esponente radicale- si e' scoperto che in Kazakistan ci sono grosse risorse energetiche. Questo ha arricchito il paese e lo ha reso piu' appetibile all'interno della comunita' internazionale. Tutto sembrava essere molto ordinato -dice Mecacci- ma molto controllato. C'e' un controllo assoluto su tutti gli apparati dello Stato. Ed e' chiaro che chiunque si metta in contrasto con Nazarbaev non trova visibilita' politica". "I casi del dissidente Ablyazov e del cognato testimoniano che non c'e' spazio per una dialettica politica con il presidente kazako", racconta Mecacci, che mette in guardia l'esecutivo Letta: "La vicenda Shalabayeva lo ha oggettivamente indebolito", anche perche' l'ambasciatore kazako "ha interferito con la nostra azione di governo". (segue)