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Siria, accordo Usa-Russia su armi chimiche. Damasco: "Una vittoria per noi"

domenica 15 settembre 2013

2' di lettura

Damasco, 15 set. (Adnkronos/Ign) - Damasco accoglie come "una vittoria raggiunta grazie ai nostri amici russi" l'accordo concluso ieri a Ginevra da John Kerry e Sergei Lavrov. Come ha spiegato il ministro della riconciliazione Ali Haidar all'agenzia di stampa russa Ria Novosti, "l'accordo da un lato aiuta la Siria a uscire dalla crisi e dall'altro evita la guerra contro la Siria togliendo a chi voleva provocarla le ragioni per farlo". Intanto, domani il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, presenterà al Consiglio di sicurezza il rapporto sulle armi chimiche in Siria. L'accordo Usa-Russia a Ginevra è accolto con favore dalla Cina. Il ministro degli esteri Wang Yi ha spiegato alla sua controparte francese Laurent Fabius che l'intesa "può contribuire a facilitare la situazione in Siria e a creare la prospettiva di una soluzione pacifica dei problemi delle armi chimiche siriane". Mentre critiche arrivano dai repubblicani Usa. "Quello che ci preoccupa di più è che sia i nostri amici che i nostri nemici trarranno da questo accordo la stessa lezione - lo considereranno come un atto di audace debolezza da parte dell'America. Non riusciamo a immaginare un segnale peggiore all'Iran che continua a perseguire armi nucleari", hanno affermato i senatori John McCain e Lindsey Graham. Di segno opposto i commenti dei democratici. La leader della minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi, che aveva offerto il suo appoggio alla decisione della Casa Bianca di lanciare un intervento militare, ha sottolineato che l'accordo "è stato reso possibile solo grazie a una minaccia chiara e credibile dell'uso della forza da parte degli Stati Uniti". "La Russia e la Siria volevano ottenere da un accordo due cose: una promessa che noi non usassimo la forza militare e la fine del sostegno internazionale per l'opposizione siriana. Questo accordo non include nessuna di queste due condizioni", ha affermato il presidente della commissione difesa del Senato, il democratico Carl Levin. Cauto il giudizio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. "Auspichiamo che abbia risultati perché mette anche alla prova gli sforzi della comunità internazionale per fermare il riarmo nucleare iraniano. Anche in questo caso, non le parole ma i fatti determineranno cosa accadrà in futuro", ha affermato Netanyahu che nelle prossime ore riceverà il segretario di stato americano. "Israele deve essere in grado di difendersi da sola contro qualsiasi minaccia e questa capacità ora è più importante che mai", ha aggiunto.

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