Roma, 17 mag. - (Adnkronos) - Il processo a Ratko Mladic "riapre in ognuno di noi - vittime di violenze inaudite, che abbiamo visto strapparci dalle braccia i nostri cari uccisi senza pieta' - ferite che non saranno mai sanate e richiama i ricordi piu' feroci e dolorosi". Cosi' Azra Ibrahimovic, 33 anni, oggi cooperante per l'organizzazione umanitaria Cesvi in Bosnia, appena 13enne all'inizio della guerra, testimonia all'Adnkronos le emozioni suscitate dal processo, aperto ieri all'Aja, per crimini di guerra contro l'ex comandante delle forze militari serbo-bosniache, considerato responsabile di decine di migliaia di morti. Un "processo tardivo", frutto di una "giustizia negoziata", ammonisce Azra, "e che arriva dopo 16 anni di latitanza". In questi giorni per noi e' "difficile ascoltare il cuore, perche' le emozioni sono tante, confuse e contrastanti - prosegue - e spesso prevale la rabbia nel vedere Mladic in Tribunale rispondere di un genocidio dopo 17 anni. Perche' si e' aspettato tanto? Perche' a qualcuno andava bene consegnarlo solo ora? Non bastavano le decine di migliaia di vite innocenti falciate via dalla sua ferocia sanguinaria?", si chiede. "Forse qualcuno doveva guadagnare sulla disgrazia degli altri per consegnarlo alla giustizia?", aggiunge. Una giustizia che comincia a muovere i primi passi solo ora "che e' malato e vecchio, e forse non arrivera' neanche alla fine del processo". "Qui siamo in molti a pensare che si tratti di una 'giustizia di mercato' negoziata, che dunque non puo' essere giustizia vera perche' quando ci strappavano i nostri cari dalle braccia non ci chiedevano nulla, non negoziavano affatto ma uccidevano senza nessuna pieta'". Certo - ammette - "avremo un minimo di giustizia e di chiarezza, si puntera' il dito contro chi ha ordinato i massacri e contro chi ne e' stato diretto responsabile". Paradossalmente "non ci resta che augurarci che Mladic viva a lungo per arrivare al verdetto finale che lo condannera' dietro le sbarre fino alla fine della sua vita". (segue)