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Blair: fieri delle radici cristiane

Ma a Londra vige la shari'a
di Dario Mazzocchi sabato 29 agosto 2009

2' di lettura

Un lungo applauso ha salutato il discorso che Tony Blair ha tenuto ieri al meeting di Rimini di Comunione e liberazione. E l’ex primo ministro britannico (oggi inviato per l'Onu in Medioriente) ha risposto dicendo di essere “orgoglioso” di essere accostato al movimento di Cl e che l’essersi convertito al cattolicesimo, per lui, è come aver trovare un posto dove sentirsi a casa. “Andavo a messa già da molti anni, ma poi pian piano ho capito che la Chiesa era un luogo che mi corrispondeva sempre di più”. Radici cristiane - Parole importanti quelle di Blair, che ha atteso di completare la carriera di politico di sua maestà per ufficializzare il passaggio da anglicano a cattolico. Un primo ministro cattolico nella Gran Bretagna dove il sovrano è a capo della chiesa anglicana, non sarebbe stato digerito. Tant’è che per legge il capo di stato non può essere cattolico. “Nei nostri paesi abbiamo radici cristiane e dobbiamo esserne fieri – ha aggiunto Blair nel suo intervento -, e tenerli sempre presenti, del resto se vivessimo in altri paesi ci chiederebbero di uniformarci agli usi e alle leggi locali”. In Europa “ci sono valori comuni che tutti devono rispettare”. Ma all’ex primo ministro calza a pennello la figura del “nemo propheta in patria”, nessuno è profeta a casa sua. Perché nel Regno Unito le cose vanno diversamente. Il Londonistan - In seguito agli attentati del 7 luglio 2005 – e alle indagini che hanno confermato che gli esecutori erano terroristi islamici cresciuti Oltremanica -, l’opinione pubblica ha conosciuto l’esistenza della cosiddetta Londonistan: le aree suburbane della capitale “colonizzate” da cittadini musulmani, dove ai tribunali dello stato di diritto si sono aggiunti quelli che praticano la Shari’a, la legge secondo i principi della fede islamica. Dove l’autorità civile è sostituita da quella morale degli imam. Dove il common law britannico è quasi carta straccia. "La Chiesa va ascoltata" - La tendenza, invece di rallentare, si sta radicando e spesso i mezzi d’informazione portano alla ribalta notizie che confermano questo pericoloso fenomeno. La soluzione per Blair può passare dalla Chiesa, “voce spirituale che metterà la globalizzazione al nostro servizio e non ci renderà schiavi di essa”. Ma perché ciò accada, “la voce della Chiesa deve essere ascoltata e la Chiesa deve parlare in modo chiaro e aperto”.

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