L'appello

Uomini di Zelensky, non fate scorrere il sangue dei vinti: c'è aria di vendetta

Renato Farina

C'è qualcosa di peggio di una guerra d'invasione? Noi in Italia lo abbiamo sperimentato: esiste ed è la guerra civile. Essa somma ai morti altri morti, sparge i semi dell'odio tra fazioni della patria comune, e dura ben oltre qualsiasi armistizio sottoscritto - speriamo presto - tra gli Stati coinvolti. In Italia è stata orribile. In Ucraina minaccia di essere mille volte più sanguinosa. Le prove generali le stiamo registrando in questi ultimi giorni. In realtà essa era iniziata di fatto sin dalla primavera del 2014. L'annessione della Crimea alla Federazione Russa, sancita da un referendum non riconosciuto internazionalmente, fu seguita dalla creazione di due repubbliche secessioniste filo-russe nel Donbass (Ucraina Orientale). Kiev negli anni ha praticamente ridotto a territori minuscoli le Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. L'"operazione speciale" di Putin, sin dal nome, ha avuto la pretesa di non essere guerra d'invasione ma di difesa dei diritti dei russofoni del Donbass.

 

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Non c'è alcun dubbio che Mosca abbia aggredito uno Stato sovrano. E che la resistenza sia stata e sia legittima, fino a sospingere fuori dai confini le truppe nemiche, colpevoli di crimini come i bombardamenti indiscriminati e l'eliminazione selettiva della popolazione giudicata ostile ai russi, sulla base di strani elenchi forniti da quinte colonne presenti persino negli alti gradi delle Forze armate ucraine (Fua). Ma quello che sta accadendo in questi giorni, con la controffensiva dei soldati di Kiev, dotati di armi efficacissime e di morale altissimo e perciò vincente come insegnano le leggi della guerra, non è la premessa di una vittoria dello Stato oggetto di aggressione, ma soprattutto la premessa di una resa dei conti interna simmetrica all'orrore scatenato dalle milizie mercenarie e cecene al soldo di Putin.

EFFERATEZZA CRIMINALE
Le truppe russe e i loro sodali delle repubbliche secessioniste hanno mostrato un'efferatezza criminale. In quest' ultima settimana alla periferia di Izum, una città recentemente liberata dall'Ucraina, sono stati ritrovati, sommariamente sepolti, i cadaveri di 450 persone. Alcuni dei corpi riesumati mostravano segni di tortura, le mani legate dietro la schiena. C'erano anche bambini. La Repubblica Ceca, che attualmente detiene la presidenza di turno dell'Ue, ha chiesto sabato la creazione di un tribunale internazionale per i crimini di guerra.  «Nel 21° secolo, simili attacchi alla popolazione civile sono impensabili e ripugnanti», ha dichiarato su Twitter il ministro degli Esteri ceco Jan Lipavsky. «Non dobbiamo ignorarlo. Siamo a favore della punizione di tutti i criminali di guerra».

 

Che si fa? C'è una immunità per il crimine di guerra se accade dall'altra parte? La vendetta ha una sua logica fin troppo umana. In questo caso però il rischio è di un'ecatombe da far impallidire il numero delle vittime in Bosnia (200mila). Non è la propaganda russa a sostenere l'esistenza di assassini terroristici mirati, ma la fonte è il Washington Post, insospettabile di putinismo, con il suo inviato David L. Stern, il quale ha raccolto testimonianze inequivocabili non nel Donbass, ma a Kiev! È il lato oscuro della resistenza ucraina. Il capitolo meno raccontato in Italia, ma che esigerebbe da parte delle potenze occidentali una messa in guardia nei confronti di Volodymyr Zelensky e dei suoi consiglieri. Forse per non essere infilati nelle liste di putiniani prezzolati si censurala realtà. Nelle città riconquistate dagli ucraini si stanno susseguendo esecuzioni mirate ma metodiche delle autorità e dei funzionari russi o filo-russi da parte della resistenza e dei servizi segreti ucraini. 

Una serie di omicidi (con arma da fuoco, impiccagioni, avvelenamenti o attentati) che ha lo scopo, spiegano fonti di Kiev a Stern, di «terrorizzare chiunque accetti di servire nei Governi fantoccio che la Russia ha creato con l'obiettivo di organizzare referendum fasulli e, infine, annettere le terre occupate». Una strategia della tensione che però rischia di compromettere la credibilità e la forza mediatica di Kiev, visto che queste azioni sono difficilmente legittimabili e che in base alla Convenzione di Ginevra sono vietati gli attacchi che non siano verso uno specifico obiettivo militare o che possano provocare danni ai civili. Si parla anche di arresti di insegnanti solo perché davano lezioni di russo agli studenti, con pene previste di 12 anni. 

Il consigliere più autorevole e brillante di Zelensky, Mykhailo Mykhailovych Podolyak, rappresentante dell'Ucraina ai negoziati di pace russo-ucraini, ha smentito attentati ed esecuzioni su Twitter: «L'eliminazione del cosiddetto "procuratore generale dell'LNR (Repubblica popolare di Lugansk, ndr)" e del suo vice (fatti fuori con una bomba piazzata sotto la scrivania, ndr) va considerata come la resa dei conti di gruppi criminali organizzati locali. O come l'epurazione da parte della RF dei testimoni dei crimini di guerra». Peccato che pochi giorni prima lo stesso Podolyak ha twittato un fermo immagine tratto dal film di Quentin Tarantino "Inglourious Basterds", che racconta le imprese di una fittizia unità statunitense che uccide i soldati tedeschi dietro le linee nemiche nella Seconda Guerra Mondiale. «A Kherson si dice che gli ufficiali russi... ultimamente evitino le passeggiate serali», ha scritto. «Non appena la città si addormenta, i partigiani si svegliano... Auguriamo a tutti i collaborazionisti la "buona notte"».

«NON SONO PERSONE»
Se si continua su questa strada divamperà di sicuro il fuoco inestinguibile della guerra civile tra ucraini russofoni (e perciò stesso considerati traditori o potenzialmente tali) e ucraini ucrainofoni. I primi sono circa il 45% dei cittadini. Nessuno può mettere in questione il diritto di un popolo a difendersi e a cercare di sbattere fuori dai suoi confini gli aggressori, in questo caso i russi. Ma se si inizia con le mattanze interne, siamo alla Bosnia. Ho letto in un Tweet di un nazionalista ucraino queste parole in risposta a chi teme eccidi: «Le forze russe e i mercenari del Donbass non sono "persone", idioti».