Vista l’ora, la piccola tavola del trilocale al piano terra del microdistretto Nevsky, uno di quelli nuovi di zecca che stanno cambiando il volto della città martire di Mariupol, è imbandita del necessario per una cena frugale tra due settantenni: Nikolai e sua moglie. Di spazio per aggiungere un posto però ce ne sarebbe, specie se l’inviato improvvisato si chiama Vladimir Putin. Sabato, intorno alle 7, il presidente russo si è palesato in città, per la prima volta in assoluto nella zona di quella che il Cremlino chiama ancora “operazione militare speciale”. Senza il solito mega codazzo di auto al seguito (la delegazione era di “sole” sei), senza sirene spiegate e soprattutto senza essere annunciato («l’incontro non era in programma», ha detto il portavoce Dmitry Peskov), Putin di ritorno dalla Crimea in occasione dell’anniversario dall’annessione unilaterale alla Russia è atterrato in elicottero in Donbass e si è messo alla guida di un suv girando per la città come un cittadino comune.
Insieme al vice primo ministro Marat Khusnullin, Putin ha visitato il Palazzo della Filarmonica restaurato, l’aeroporto che nei piani russi dovrà diventare internazionale nel giro di due anni, la zona dello yatch club, alcuni hotspot divenuti tristemente noti durante la battaglia per la città come il Teatro d’arte drammatica (ancora ignoto il conto esatto dei civili che hanno perso la vita al suo interno a seguito di quello che l’Ucraina e alcune organizzazioni umanitarie ritengono essere stato un bombardamento aereo russo mentre i russi dicono si sia trattato di una esplosione di materiale bellico), infine il microdistretto composto da decine di nuovi palazzi che ospitano circa 2500 tra le persone rimaste senza un tetto (i posti letto totali sono almemo il triplo, in via di assegnazione man mano che le persone tornano a ripopolare la città che ora conta 230mila abitanti, molti rispetto a pochi mesi fa ma comunque la metà del pre-24 febbraio). Qui, ha incontrato alcuni increduli residenti. Una donna tiene le mani giunte come stesse assistendo ad una apparizione mariana. Un uomo gli stringe la mano dicendo: «Questa sì che è una sorpresa». Un anziano si presenta: «L’ho sempre vista solo in tv». Putin risponde: «Dobbiamo iniziare a conoscerci meglio allora».
LE ACCUSE
L’anziano è Nikolai. Libero l’ha incontrato. Quando gli chiediamo quale fosse stata la prima cosa detta a Putin, risponde: «Che abbiamo la stessa età, 70 anni, ma che io ho perso tutto». E lui? «Mi ha detto “ora hai tutto ciò che occorre”». Nel video circolato sul web che qualcuno sostiene non sia mai stato girato per davvero, Nikolai invita Putin ad entrare in casa per vedere l’appartamento costruito dalle imprese russe e “donato” alla Repubblica di Donetsk: «Ci espanderemo», chiosa Putin. Mariupol, nell’ottica del Cremlino, dovrà diventare un gioiello sul Mar d’Azov. I cantieri sono centinaia. Dopo sei mesi almeno 300 tra gli edifici più devastati sono stati demoliti e microdistretti come quello di Nikolai stanno sorgendo a poca distanza l’uno dall’altro. Molti altri stabili vengono invece sistemati senza bisogno della demolizione. La vecchia abitazione di Nikolai non è stata tra le fortunate.
Prima di mostrarci l’enorme cratere rimasto al suo posto, a pochi passi dell’acciaieria Ilycha dove ha lavorato per tutta la vita, viene ammonito da sua moglie: «Stai parlando troppo, non sai dove andranno a finire questi video». In un certo senso, la carrambata di un Putin in versione Papa Francesco (che poi ha proseguito il suo viaggio in elicottero verso Rostov dove ha incontrato Gerasimov, Surovikin e gli altri vertici militari) non è stata una benedizione per tutti. Una delle donne presenti si nasconde perché ha ricevuto una valanga di insulti dai suoi ex vicini fuggiti nel resto dell’Ucraina. Lo stesso Nikolai è stato accusato di essere un “venduto”, alcuni parenti sono stati minacciati da abitanti di Mariupol che ora vivono in Polonia: «Ma io non ho fatto niente di male dice - Sono nato quando Donetsk si chiamava ancora Stalino [la ribattezzò Khrushchev nel 1961 durante la destalinizzazione, NdR], quest’odio non è nato per volontà mia. Mi hanno dato un tetto sulla testa, cosa avrei dovuto fare? Non ho niente di cui aver paura». Mariupol si sta rivestendo a festa con i miliardi russi, ma le sue ferite non si rimargineranno tanto presto.