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Sette domande che gli svizzeri dovrebbero farsi

di Mario Sechi sabato 3 gennaio 2026

2' di lettura

La strage di Crans-Montana non è un «incidente», un inevitabile destino, è il frutto di un inganno consapevole; l’efficienza, l’organizzazione, la superiorità e il rigore morale della Svizzera rispetto alle altre nazioni. Una falsa rappresentazione. Ventuno Paesi hanno offerto aiuto alla Svizzera (18 per il trattamento, 9 per il trasporto e 6 per gli esperti), 24 pazienti sono stati trasferiti in Italia, Francia e Germania. I governi di Roma e Parigi hanno inviato specialisti negli ospedali del Vallese e a Losanna. Senza questa assistenza, lo scenario sarebbe quello di uno Stato in ancor più grave difficoltà, incapace di far fronte all’emergenza. Non è il regno della precisione, è il caos. Si leggeva nello smarrimento delle autorità, nei loro silenzi imbarazzati, negli sguardi dei politici che cercavano una spiegazione diversa rispetto alla sconcertante realtà che sta emergendo. Bastano un paio di fatti e domande, da semplice cronista:

1. Chi ha dato le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività a Le Constellation?

2. Chi ha firmato i tre controlli negli ultimi 10 anni che hanno certificato che il locale era sicuro?

3. Tre controlli in 10 anni? E negli altri 7 anni cosa hanno fatto le autorità?

4. Chi ha fornito i materiali usati per l’isolamento acustico del locale? Quali aziende hanno fatto i lavori? Chi ha certificato la loro sicurezza?

5. Com’è possibile far entrare dei ragazzini, addirittura dei tredicenni, in un locale dove si consumano alcolici?

6. Perché nella notte di Capodanno a Crans-Montana - una delle località del jet-set internazionale, in teoria tra le più sicure e sorvegliate della Svizzera - nessuno ha fatto rispettare le più elementari regole d’accesso?

7. Il sindaco di Crans-Montana, la polizia municipale e quella cantonale che ruolo hanno avuto? Qual è la storia passata e recente dei controlli nei locali? Che disposizioni di vigilanza avevano dato per il Capodanno? L’illusione elvetica è finita. Il processo alla Svizzera dovrebbero farlo loro, gli svizzeri.

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