Achille Barosi, 16enne milanese studente al liceo artistico delle Marcelline (o Orsoline), è una delle sei vittime italiane della tragica strage avvenuta la notte di Capodanno nel locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera. L'incendio, divampato intorno all'1:30 per cause legate probabilmente a fontane pirotecniche su bottiglie di champagne troppo vicine al soffitto fonoassorbente, ha causato 40 morti e oltre 100 feriti, trasformando una festa in una trappola mortale.Secondo la testimonianza dello zio Michele Rescigno, riportata in un'intervista a Repubblica, Achille non era uno sprovveduto: era riuscito a uscire illeso dal locale in fiamme, senza un graffio. Tuttavia, resosi conto di non avere più accanto un'amica – una di quelle "amicizie che nascono fra coetanei" – è tornato indietro per aiutarla, pensando di avere il tempo necessario.
"Lei si è salvata, lui no", ha raccontato lo zio con orgoglio misto a dolore, definendo il gesto una lezione di altruismo e generosità.La famiglia ha appreso i dettagli da Giuseppe Giola, amico di Achille sopravvissuto e tra i primi trasportati al Niguarda di Milano. Achille, descritto come un "ragazzo splendido" dentro e fuori – alto, biondo, occhi azzurri, ma soprattutto "una meraviglia vera" – adorava Crans-Montana, dove la famiglia aveva una casa, e sognava di diventare architetto come il bisnonno.Un altro genitore, quello di Giovanni Tamburi (altra vittima), ha sottolineato: "Con una vera uscita di sicurezza sarebbe ancora vivo". Lo zio di Achille conclude: "Non si può morire così, per l’imperizia e la negligenza di qualcuno".