Mentre l’Iran è scosso da rivolte sempre più violente, il presidente del Parlamento di Teheran ha lanciato una minaccia che alza ulteriormente il livello della tensione, avvertendo che basi americane e israeliane saranno considerate "bersagli legittimi" in caso di attacco alla Repubblica islamica da parte degli Usa. Mohammad Bagher Qalibaf lo ha riferito in aula, segnando per la prima volta l’inclusione esplicita di Israele tra i potenziali obiettivi di una rappresaglia iraniana.
Il messaggio è arrivato in un clima già incandescente, con i deputati che scandivano "Morte all'America!" dal podio del Parlamento. Secondo Qalibaf, un intervento militare ordinato da Donald Trump porterebbe a una risposta estesa contro tutte le strutture Usa nella regione e contro lo Stato ebraico. Israele, infatti, è in stato di massima allerta, come riferisce il Times of Israel citando Reuters, e l’ipotesi di un’operazione americana è stata al centro di una telefonata tra il premier Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato Marco Rubio.
Washington viene indicata da Teheran come la regia delle proteste esplose due settimane fa per la crisi economica e poi trasformatasi in una sfida aperta al potere religioso. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono "pronti ad aiutare" i manifestanti, dopo aver avvertito che l’Iran è in "grossi guai" per la repressione. Secondo il New York Times, il Pentagono avrebbe già consegnato al presidente un piano con una lista di obiettivi, anche civili, nella capitale.
Intanto, nelle notti di Teheran continuano a risuonare slogan antigovernativi nonostante il blackout di Internet. I gruppi per i diritti umani parlano di centinaia di vittime e di una repressione in escalation: video mostrano pile di cadaveri negli ospedali e gli obitori al collasso, mentre le forze di sicurezza sparano indiscriminatamente sulla folla. Il procuratore generale ha istituito la pena di morte per i manifestanti. L'Iran, insomma, è al collasso.
Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando una serie di possibili opzioni militari in Iran. Lo hanno detto due funzionari statunitensi alla "Cnn". Secondo quanto affermato dai funzionari, diverse opzioni presentate al presidente si concentrano sul prendere di mira i servizi di sicurezza di Teheran. Tuttavia, all'interno dell'amministrazione si teme che eventuali attacchi militari possano avere l'effetto di mobilitare il popolo iraniano a sostegno del governo o di indurre l'Iran a reagire con la forza. Trump sta anche valutando opzioni che non prevedono attacchi militari, quali operazioni informatiche mirate e nuove sanzioni contro figure del regime o settori dell'economia iraniana come l'energia o le banche.